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L’ultimo giallo artistico del governo gialloverde ha il finale sulla scala di Brera

Bonisoli da’ ragione (forse) a Bradburne su Palazzo Citterio

13 Agosto 2019 alle 10:48

L’ultimo giallo artistico del governo gialloverde ha il finale sulla scala di Brera

Il direttore generale della Pinacoteca di Brera James Bradburne (foto LaPresse)

Milano. Una scala. E che sarà mai una scala? Del resto non è “La Scala”. E’ solo (soltanto?) la scala principale per accedere al nuovo Brera Modern, il Palazzo Citterio che prima o poi aprirà le porte (ora si dice 2021). Ma è la scala senza i cui gradini in quel museo, secondo James Bradburne, non si potrebbe entrare. E su questo punto – e su altre mancanze nel restauro condotto sotto l’egida della Sovrintendenza e del Mibac, il direttore anglo-canadese del museo milanese aveva ingaggiato dura battaglia. La storia di Palazzo Citterio l’abbiamo raccontata più volte, prendendola ad esempio di un male nazionale: la iper-burocratica e statalizzata gestione dei Beni culturali. E’ una storia lunga quarant’anni e che pare un romanzo, quasi un giallo. E come un giallo che si rispetti forse siamo giunti in vista di uno scoppiettante finale, con colpo di scena. Succede che, a governo gialloverde ormai ai titoli di coda, la scorsa settimana il ministro Alberto Bonisoli – un “tecnico” diversamente tempestivo, diremmo – aveva annunciato per ieri, lunedì di vigilia ferragostana e con tutt’Italia in attesa di saperne di più sulla crisi politica, il suo responso sul pasticciaccio brutto di Palazzo Citterio e sui progetti di modifica al restauro proposti, come conditio sine qua non alla apertura, da Bradburne. Il verdetto ufficiale, a metà pomeriggio, non era ancora arrivato. Ma ieri mattina l’Ansa, ripresa da autorevoli testate tra cui il milanese Corriere, batteva che “il progetto” di Bradburne “dovrebbe essere approvato dal Mibac”. Con la specifica “lo si apprende da fonti qualificate” che fa il giro delle redazioni. C’è anche la previsione di fine lavori: entro la primavera del 2021.

 

La faccenda potrebbe apparire marginale, ma ha il suo tratto simbolico. Primo, perché se il verdetto positivo del Mibac (in un comunicato, la Pinacoteca di Brera ha ringraziato “il ministro Bonisoli per la fiducia accordata”) sarà confermato, si tratterà di una bella notizia per Brera – che proprio il giorno di Ferragosto compirà 210 anni e li festeggerà con una apertura gratuita speciale. Ma anche perché sarebbe un esito paradossale (ma vivaddio positivo) per il ministero di Bonisoli che è sempre stato critico con le presunte “pretese” di Bradburne. Inoltre: prima di implodere, il governo gialloverde è riuscito a pubblicare in Gazzetta ufficiale la “controriforma” dei Beni culturali: uno dei pochi risultati legislativi ottenuti, e per assurdo il meno urgente. Nel provvedimento, alcuni musei vengono “declassati” dallo status di autonomia. Brera non è tra questi, ma Bradburne aveva con chiarezza criticato l’idea di depotenziare i direttori “della Franceschini” e aveva portato proprio il caso del restauro di Palazzo Citterio, in cui la direzione della Pinacoteca (insomma i padroni di casa) non ha di fatto avuto ruolo, come esempio negativo. Bradburne, come gli altri direttori dei grandi musei, è in scadenza, a ottobre, e in attesa di “verdetto” sulla riconferma per altri quattro anni. Se ora dal Mibac arriverà la conferma di approvazione del suo restyling del restauro, potrebbe valere come un indizio della sua riconferma, nonostante le polemiche passate. E sarebbe una buona chiusura di mandato da parte di Bonisoli. Ma questo è il finale di un altro giallo, e negli ultimi giorni di Pompei del governo più pazzo della storia repubblicana, è impossibile fare previsioni.

Maurizio Crippa

Maurizio Crippa

Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini

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