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Per evitare l’accusa di razzismo gli scrittori riscrivono i propri romanzi

Keira Drake, l’autrice di “The Continent”, ha dovuto scrivere una versione "ripulita" della sua opera

Giulio Meotti

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meotti@ilfoglio.it

12 Febbraio 2019 alle 11:02

Per evitare l’accusa di razzismo gli scrittori riscrivono i propri romanzi

Roma. Nella satira dello scrittore francese Patrice Jean, “L’homme surnuméraire”, il protagonista è un editor che trova lavoro presso una casa editrice dove ha il compito di rivedere i romanzi allo scopo di “eliminare le parti che feriscono il senso del progresso”. La realtà supera l’immaginazione e adesso sono gli stessi scrittori a dare a una ripulitina ai propri manoscritti per renderli più accettabili. Sul New York Times si racconta la vicenda di Keira Drake, l’autrice di “The Continent”. “Nel marzo 2018 si è realizzato il sogno di una vita: la pubblicazione del mio romanzo d’esordio”, scrive Drake. “Un giorno mi sono svegliata con decine di messaggi sul telefono: ‘Stai bene?’, ‘c’è qualcosa che posso fare?’, ‘è vero?’. Non avevo idea di cosa stesse succedendo, poi ho scoperto che una polemica sul mio libro era scoppiata su Twitter e che stava diventando più intensa di minuto in minuto”. “The Continent” racconta di una ragazza privilegiata proveniente da una società tecnologicamente avanzata in un continente gelido e in guerra. “Spazzatura razzista”, “disgustoso e razzista”, “spero che non scriva mai più una sola parola” e così via. Il romanzo è accusato di includere stereotipi “feticisti” e di paternalismo razziale, visto che la ragazza bianca protagonista salva tutti gli altri. E cosa fa l’autrice? Autodafé. “Ho potuto vedere i miei errori con chiarezza cristallina. Ero imbarazzata. Ho chiamato l’editore e ho chiesto di ritardare il libro. Una persona mi aveva suggerito il suicidio. Così l’ho riscritto con l’aiuto di quattro ‘lettori sensibili’”. What? Sono editor che, dietro compenso, setacciano un romanzo alla ricerca di “stereotipi” su razza, minoranze e gender. Adesso le case editrici li usano per superare la cesoia politicamente corretta. Stacy Whitman, l’editrice di Tu Books, commissiona lavori ai “lettori sensibili” per la maggior parte dei libri che pubblica. Va da sé che oggi non avremmo i romanzi di William Styron, “Il buio oltre la siepe” di Harper Lee o “Le avventure di Huckleberry Finn” di Mark Twain.  

 

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Dopo sei mesi di lavoro, Keira Drake pubblica la versione “ripulita” di “The Continent”. “Ma gli attacchi sono continuati. Un gruppo ha sostenuto che nessuna modifica sarebbe mai stata sufficiente. Ho scelto di accettare le critiche che ho ricevuto e di riscrivere il mio libro”.

 

Drake ha rimosso tutte le 24 frasi in cui compaiono le parole “selvaggio”, “primitivo” e “nativo”. Compariamo le due versioni. Quella originale: “Alla luce delle fiamme che si assottigliano, emergono le fattezze del suo viso: zigomi alti, occhi scuri a mandorla che si inclinano delicatamente verso l’alto agli angoli esterni, labbra carnose. La pelle è liscia, la mascella forte”. E quella nuova, ripulita: “Alla luce delle fiamme che si assottigliano, emergono le fattezze del suo viso: occhi scuri, labbra fisse in un’espressione di concentrazione. La pelle è liscia, bronzea alla luce del fuoco, la mascella è nettamente definita”. Al posto di “costruisci muri” subentra un “costruisci torri”. L’elemento incredibile della vicenda è che l’autocensura avvenga adesso sotto la minaccia di un cinguettio sui social. Lo scrittore e premio Nobel egiziano Nagib Mahfuz nel 1994 scelse di interrompere la ripubblicazione dei “Figli della Medina” perché lo aveva reso inviso agli integralisti islamici, che provarono ad accoltellarlo a morte. Fermare l’uscita di un romanzo per una ridicola accusa di “razzismo” è patetico. Per questo non tutti ci stanno al gioco della purga per farsi accettare. La scrittrice di origine russa Cathy Young spiega: “Alla fine degli anni Trenta, la mia nonna materna ebbe la possibilità di diventare un’autrice per bambini. L’editore le disse che le storie gli piacevano molto, tranne che per un problema: mancava di ‘spirito sovietico’. Con la rapida politicizzazione della cultura americana e più generalmente occidentale, ho spesso ripensato a quell’episodio della mia storia famigliare”. La scrittrice Lionel Shriver ha annunciato: “Il giorno in cui i miei romanzi verranno inviati a un ‘lettore sensibile’ sarà il giorno in cui smetterò”.

Giulio Meotti

Giulio Meotti

Lavora al Foglio dal 2003. Si è laureato in Filosofia. Ha scritto per il Wall Street Journal. È autore di quattro libri su Israele, alcuni tradotti in più lingue. È sposato. Ha due figli.

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  • garinperin

    14 Febbraio 2019 - 18:06

    Serve una cura e presto!!!!!

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  • verypeoplista

    verypeoplista

    12 Febbraio 2019 - 11:11

    L'ultima frase di Lionel che chiude l'articolo, dovrebbe essere la linea guida di chi scrive come di qualsiasi comunicatore, tutto il resto è patologia sociale.

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