In Inghilterra la “polizia del pensiero” caccia un Hitchens dall'università

Giulio Meotti

“A scuola si dovrebbe insegnare come e non cosa pensare”, dice l'intellettuale britannico finito nel mirino del pol. corr.

Roma. Dopo aver fatto la pelle al giurista di Oxford John Finnis, dopo aver cacciato una dissidente iraniana come Maryam Namazie dandole della “islamofoba”, dopo aver cancellato dall’albo dei viventi il Premio Nobel “sessista” Tim Hunt, dopo aver trasformato lo storico Nigel Biggar in uno sporco “colonialista”, come potevano farla passare liscia a un obiettivo prelibato come Peter Hitchens?

  

Lui è il fratello del più noto Christopher. Ma, a differenza di quest’ultimo, Peter è un conservatore con tutti i crismi e scrive per il Daily Mail. Se il più celebre Christopher (1949-2011) era l’irriverente editorialista, corsivista e critico letterario diventato un fenomeno mediatico grazie al suo “Dio non è grande. Come la religione avvelena ogni cosa” (Einaudi), Peter, pur partendo dalle stesse posizioni della sinistra trotzkista, ha finito con l’abbracciare il cattolicesimo e scrivere “The Rage Against God”. E ora si aggiunge all’elenco di cui sopra dei giornalisti e intellettuali inglesi massacrati all’università, soltanto per aver espresso una idea non tesserata dal solito partito politicamente corretto.

    

L’editorialista e scrittore inglese avrebbe dovuto parlare all’Università di Portsmouth il prossimo 12 febbraio, ma gli è stato ritirato l’invito perché le sue opinioni non erano “idonee” in concomitanza con l’annuale serie di celebrazioni Lgbt. Annunciando la decisione sul sito web dell’Unione degli studenti, l’università ha affermato che le opinioni del 67enne giornalista britannico, che si oppone al matrimonio tra persone dello stesso sesso, “non sono in linea con la vibrante celebrazione della comunità Lgbt”. Nel mirino alcuni scritti di Hitchens, come questo di un anno fa: “La maggior parte di queste mode politicamente corrette è progettata solo per provocarci. Io mi pento di aver sprecato così tanto tempo a cercare di argomentare razionalmente sul matrimonio tra persone dello stesso sesso. L’idea che la gente sia del sesso che preferisce e pensa di essere è un’arma terrificante nelle mani della moderna polizia del pensiero. Qualunque cosa tu dica, non puoi aver ragione su questo. In realtà, un intero sistema morale e sociale viene distrutto e le idee tradizionali di maschio e femmina sono il prossimo obiettivo”.

   

Parlando alla radio della Bbc, Hitchens ieri ha detto: “Se qualcuno è stato invitato a parlare non ci sono scuse – specialmente in un’istituzione dedicata alla libertà di pensiero, di parola e di educazione. Questa è polizia del pensiero ed è indubbiamente una censura. Non c’è modo di uscirne. C’è un gruppo di persone che non vuole che le mie opinioni vengano ascoltate perché a scuola hanno insegnato per molti anni cosa pensare piuttosto che come pensare e hanno paura di opporsi alle mie opinioni. Così vogliono zittirle”. Hitchens ha lanciato una serie di tweet contro l’università, sostenendo che eviterà di metterci piedi la prossima volta che visiterà la città, “una grande fortezza della libertà dell’Inghilterra per secoli”. Durissimo Piers Morgan, il presentatore di Good Morning Britain: “Voi patetici e spiacevoli fiocchi di neve. Ecco un consiglio: nel mondo reale, non tutti saranno d’accordo con voi e vi lasceranno rannicchiati nel vostro ipocrita ‘spazio sicuro’”. Intanto urge, però, uno spazio sicuro per i malpensanti.

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  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.