Critica l'islam, Soros e il Partito comunista cinese. Londra caccia Scruton

Giulio Meotti

Per Downing Street i commenti dell'intellettuale erano “profondamente offensivi”. Eppure per gli inglesi Tariq Ramadan e l’antisemitismo laburista vanno benone

Roma. Alla fine ce l’hanno fatta. Roger Scruton è stato cacciato dalla presidenza della commissione governativa inglese per l’Edilizia “Building Better, Building Beautiful”. Lo ha deciso il governo di Theresa May dopo l’ultima intervista dell’intellettuale e accademico conservatore al New Statesman. La campagna era partita subito dopo la nomina lo scorso novembre, quando un gruppo di commentatori e parlamentari laburisti avevano attaccato la scelta da parte dei Tory. Due giorni fa la decisione in seguito a nuovi commenti di Scruton su islam, Cina e George Soros, in particolare quelli in cui definisce l’islamofobia “una parola della propaganda inventata dai Fratelli Musulmani per fermare la discussione su un problema importante” e quella secondo cui “ogni cinese è una specie di replica del prossimo” e il Partito comunista cinese starebbe creando una “società di automi”.

 

Downing Street ha detto che i commenti erano “profondamente offensivi”. Scruton aveva dichiarato che “chiunque non pensi che ci sia un impero di Soros in Ungheria non ha osservato i fatti” e che il regime comunista in Cina sta “creando robot dal proprio popolo”, “una cosa spaventosa”. Per la frase su Soros, Scruton è stato niente meno che accusato di antisemitismo, in un paese dove il principale partito di opposizione – il Labour di Jeremy Corbyn – è diventato una sorta di ricettacolo di posizioni antisemite, senza nemmeno troppa vergogna.

 

L’ex cancelliere George Osborne ha parlato di “commenti bigotti”, domandandosi: “Come può Downing Street tenere Roger Scruton come consigliere del governo?”. La politica laburista Dawn Butler ha dichiarato: “Questi commenti di Roger Scruton sono spregevoli e invocano il linguaggio dei supremacisti bianchi”, niente meno. Ovviamente da quando il Labour è diventato un partito di antisemiti è stato estremamente importante per loro fingere che fosse antisemitismo criticare qualsiasi azione di George Soros.

 

Scruton aveva previsto la propria caduta in un articolo sul Times di Londra un anno prima della propria nomina: “La ‘non discriminazione’ è l’ortodossia dei giorni nostri” aveva scritto. “E tuttavia questa apparente apertura mentale è ben determinata a silenziare l’eretico proprio come qualsiasi altra religione. Un dissidente all’interno della comunità accademica dev’essere esposto alla pubblica intimidazione e all’abuso, e nell’era di internet questo castigo può essere amplificato senza alcun costo aggiuntivo per chi lo infligge”.

 

L’Inghilterra è stata appena reduce dal caso Jordan Peterson, il celebre accademico conservatore canadese cui è stata prima assegnato e poi negato un incarico all’Università di Cambridge, e di Peter Hitchens, columnist del Daily Mail disinvitato dall’Università di Portsmouth per le sue idee eterodosse sul matrimonio uomo-donna (era appena invece fallito il tentativo a Oxford di togliere una cattedra al celebre giurista cattolico John Finnis). E sempre a Londra, il professor Bruce Gilley, reo di tessere l’elogio degli aspettivi positivi del colonialismo britannico, ha di recente tenuto lezione a un seminario privato per studenti e preso parte a una tavola rotonda, evitando attentamente un evento pubblico. “Il risultato sarebbe stato una tempesta di merda e sarebbe stato inutile. Ma avrebbe mostrato fino a che punto in Gran Bretagna, in tutti i posti, le persone hanno smesso di pensare”.

 

Già, in Inghilterra a islamisti (e presunto stupratore) come Tariq Ramadan i Tory di David Cameron avevano assegnato ruoli importanti da consulente governativo (e una cattedra a Oxford), mentre un peso massimo del conservatorismo come Scruton non può dire che “islamofobia” è una parola inventata dagli islamisti per mettere a tacere ogni critica dell’islam o che il Partito Comunista Cinese cerca di infiltrarsi e influenzare le democrazie europee. E’ stato messo alla porta. Senza neppure tanti saluti. La libertà di parola in occidente sta diventando fredda e violacea come dopo il livor mortis.

  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.