Lo scrittore che non faceva la spia

Giulia Pompili

Ma Jian, uno dei più importanti romanzieri e dissidenti cinesi esuli in Inghilterra, scambiato per l'ex capo delle spie condannato all'ergastolo

L'uomo che non era una spia. La vicenda che ha interessato negli ultimi giorni Ma Jian, sessantacinque anni, scrittore originario dello Shandong, in Cina, potrebbe essere la trama di uno dei suoi libri. Perché al centro c'è lo scambio di persona, uno dei temi più ricorrenti nella letteratura orientale, ma anche e soprattutto la guerra alla corruzione del presidente Xi Jinping, lo spionaggio, la censura, l'esilio.

 

Ma Jian è l'uomo che ha scritto “Pechino è in coma. Il bestseller pubblicato nel 2008, censurato dalle autorità cinesi, celebrato in occidente nominato al Man Booker Prize, racconta la storia di Dai Wei, colpito da un proiettile il 4 giugno del 1989 a piazza Tienanmen e che da allora, e per i successivi dieci anni, vive in coma. Lo scrittore Ma Jian da molto tempo vive in esilio a Londra, ed è uno dei più importanti di quella classe di scrittori esuli che non perdono mai occasione per criticare il governo di Pechino, ma anche chi ne subisce l'influenza – come nel 2012, quando alla London Book Fair come ospite d'onore fu invitata la Cina, e in un'intervista al Guardian Ma disse che “l'establishment culturale britannico che stringe la mano al capo della propaganda cinese, l'uomo responsabile della messa al bando e della censura di libri e dell'arresto di scrittori, è semplicemente vergognoso”. 

 

Ma Jian è anche l'ex vicecapo del ministero della Sicurezza nazionale, l'agenzia di intelligence cinese che – racconta il South China Morning Post – è molto diversa dalla Cia o dall'MI6 per il fatto che si occupa contemporaneamente sia delle minacce interne sia di quelle esterne, e rispetto alle agenzie internazionali è ancora più segreta. Questo Ma Jian, la spia, era considerato fino a quattro anni fa uno degli uomini più potenti della Cina per via dell'assoluta libertà di movimento che il sistema di intelligence cinese concede ai suoi funzionari. Solo che il 27 dicembre scorso Ma Jian è stato condannato da un tribunale di Dalian al carcere a vita e a una multa da sei milioni e mezzo di euro per corruzione. “Il suo caso”, riporta la Bbc, “è legato a quello di uno dei fuggitivi cinesi più ricercati, il magnate in esilio Guo Wengui”, personaggio controverso e già da qualche tempo coccolato residente di New York, dove frequenta spesso l'ex stratega di Donald Trump, Steve Bannon.

 

L'ultimo libro del Ma Jian scrittore è uscito da pochissimo, si chiama “China Dream” ed è un romanzo satirico sul sistema della Nuova Cina guidata da Xi Jinping. Per questo stamattina, via Twitter, lo scrittore ha cinguettato: “Questo è uno strano “China Dream”. Sono un romanziere censurato che sogna di essere una spia corrotta, o sono la spia corrotta che sogna di essere un romanziere censurato?”. 

 

Il fatto è che nel giro di una notte, molti media internazionali (come il Gulf Times e il Time of India) hanno ripreso nome e fotografie del Ma Jian sbagliato per raccontare la storia del capo delle spie condannato all'ergastolo. Non solo: è lo stesso esule da Londra che racconta “una vicenda kafkiana”, perché quando morì sua madre e lo scrittore Ma voleva rientrare nel suo paese natale, fu il suo omonimo al ministero della Sicurezza a firmare la sua autorizzazione. 

 

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  • Giulia Pompili
  • È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio dal 2010, si occupa delle vicende che attraversano l’Asia orientale, soprattutto di Giappone e Coree, e scrive periodicamente anche di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo. Ha una newsletter settimanale che si chiama “Katane”. È terzo dan di kendo.