Senza idee, manifestare contro i fascisti non cambia niente, dice Glucksmann

Mauro Zanon

L'ex direttore del Nouveau Magazine Littéraire presenta un nuovo movimento per ricostruire la sinistra partendo dalle idee. Intervista

Parigi. “La sinistra progressista ha perso le battaglie culturali e metapolitiche da troppo tempo per essere ancora credibile sulla scena politica”. La constatazione è spietata, ma terribilmente lucida dinanzi a ciò che sta accadendo in tutta Europa, dove le democrazie liberali vivono la crisi più acuta dal Secondo dopoguerra, i partiti di sinistra appaiono sempre più disconnessi dalla realtà e l’avanzata dei partiti sovranisti mette in pericolo l’architrave valoriale su cui è stata fondata l’Unione europea. La notizia, però, è che a lanciare l’allarme è uno dei pensatori di riferimento dell’intellighenzia progressista parigina, Raphaël Glucksmann, ex direttore del Nouveau Magazine Littéraire, prossimo a ufficializzare la nascita di un nuovo movimento civico, ecologista e pro europeo, Place Publique, che ha l’ambizione di radunare sotto lo stesso tetto “gli orfani della gauche” e abbattere i muri artificiali che impediscono alle numerose forze di sinistra in campo di dialogare. 

 

“Bisogna ripartire dalle idee, dalla battaglia culturale, riformulare una visione del mondo. Se il Partito democratico italiano ha subìto una sonora sconfitta, il candidato socialista alle presidenziali francesi ha ottenuto il 6 per cento e la social-democrazia è in difficoltà in tutta Europa è anzitutto perché il loro programma è in crisi. Bisogna accettare la realtà e guardarla in faccia: oggi il programma di Salvini, di Bolsonaro e di Trump è molto più in sintonia con la realtà e molto più pregnante nelle nostre società. Finché si continuerà a non prendere questa cosa sul serio e a ridicolizzare o demonizzare i populisti, non ci saranno risultati differenti. La sinistra deve fare autocritica, iniziare a farsi un esame di coscienza e rendersi conto che le sue proposte non sono riuscite a rispondere alla disarticolazione delle nostre società, all’atomizzazione sociale e alla richiesta di un orizzonte collettivo che viene dal popolo”, dice al Foglio Glucksmann. A dieci anni dalla pubblicazione del libro scritto a quattro mani con il padre André, “Mai 68 expliqué à Nicolas Sarkozy”, colui che il Monde ha soprannominato “l’antireazionario” è in queste settimane in cima alle vendite con il suo ultimo saggio “Les Enfants du vide. De l’impasse individualiste au réveil citoyen” (Allary): un mea culpa da parte di un intellettuale di sinistra che invita la sua generazione, quella dei quarantenni, a trovare nuove soluzioni per ricoprire il vuoto ideologico dell’epoca postmoderna, invece di passare il tempo a stilare liste di proscrizione e a cercare nemici da abbattere.

 

“La tendenza generale a sinistra è comportarsi come dei preti che vedono nella diserzione delle chiese la prova che hanno ragione a sbraitare contro il mondo intero e a inveire contro la nostra epoca. E’ un atteggiamento patetico, che non è all’altezza delle sfide che abbiamo di fronte a noi”, analizza Glucksmann. “Credo ancora che possa esserci un futuro socialdemocratico, di solidarietà e giustizia sociale nel quadro di una democrazia liberale. Ma se vogliamo che questa offerta sia ancora ascoltabile, dobbiamo prima capire in che cosa ha fallito. Nel dicembre 1998, in occasione del vertice di Vienna, tutta l’Unione europea era governata da leader socialdemocratici e socialisti, Schröder, Blair, Jospin e D’Alema. Non c’era nessun reazionario per ostruire il grande pensiero progressista. Ma invece di pensare a come trasformare l’Europa in un progetto più democratico e politico, queste persone si sono convinte che l’epoca della politica era finita, che non c’era più bisogno di porsi delle grandi domande e di sviluppare dei progetti ambiziosi. Credevano che tutto si sarebbe evoluto automaticamente, che avevano vinto per sempre. Si sbagliano ed è in quell’apatia e in quell’afasia che trovano la loro origine le nostre attuali sconfitte”. Per Glucksmann, il trionfo del populismo “è la rivincita della politica, certo con delle forme che io continuerò a contrastare, perché non rappresentano i miei valori e le mie idee”, sottolinea, “ma questa è la realtà. I popoli, dando il loro voto ai populisti, dicono ad alta voce che l’epoca della politica non è finita e che vogliono riprendere il proprio destino in mano”. In uno degli interventi più intensi pubblicati sul Nouveau Magazine Littéraire quando era direttore, intitolato “Europe année zéro”, Glucksmann scrisse che l’urgenza è “ridare a questa Unione traballante il profumo d’utopia che è evaporato nei corridoi di Bruxelles”, riprendendo l’idea di Jacques Delors secondo cui nessuno si può innamorare di un mercato unico. “L’unione monetaria e tecnocratica non fa sognare. Se ci siamo uniti tra nazioni differenti non è per la regola del 3 per cento deficit/pil”, dice al Foglio Glucksmann. “C’è un problema fondamentale in questa Europa: l’assenza di romanticismo e ancor più l’assenza del senso del tragico. Si giustifica l’esistenza dell’Europa solamente attraverso la memoria, come se l’evocazione della guerra e dei fascismi di settant’anni fa fosse sufficiente per costruire un progetto politico. Ma bisogna guardare anche le tragedie del presente. Se l’Europa ritiene che la regola del 3 per cento sia il dibattito principale finirà per perdere”.

 

Dopo le indiscrezioni di fine agosto, la prossima settimana Glucksmann si lancerà finalmente nella sua nuova avventura politica e metapolitica, Place Publique, un nome che fa eco ai movimenti di piazza, Maidan e Tahrir su tutti, a cui lo scrittore si richiama nel suo libro-manifesto, “Les Enfants du vide”. “L’idea non è quella di creare un altro partito all’interno di uno scacchiere politico che è già saturo, ma di riunire le varie associazioni e iniziative civiche progressiste ed ecologiste in una stessa casa. Non ci sono mai stati così tanti francesi impegnati nelle associazioni. E questi cittadini, che non si iscrivono più ai partiti politici tradizionali, hanno bisogno di uno sbocco in termini di metapolitica e battaglia culturale”, spiega Glucksmann, prima di aggiungere: “Al di là delle scadenze elettorali, bisogna produrre urgentemente una nuova offerta ideologica chiara e coerente, una nuova visione dell’Europa in vista delle elezioni europee, avviare un dialogo tra coloro che non vogliono più sentir parlare dei partiti di sinistra attuali, perché se la sola offerta di trasformazione della società che viene presentata agli elettori è dire ‘sono contro Salvini, Orbán e Zemmour’ si è condannati a perdere. Si possono fare infinite manifestazioni per dire che loro sono ‘fascisti’, ma non cambierà nulla. Cosa abbiamo da proporre noi progressisti? Quali sono le nostre soluzioni alle grandi sfide della nostra epoca? Soltanto rispondendo a queste domande la sinistra potrà risollevarsi”.