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Viva il privilegio

Ecco come nasce, nell’antica Inghilterra, il moderno stato di diritto. Il paradosso, valido anche oggi, di uno storico nell’Italia fascista

27 Agosto 2018 alle 10:30

Viva il privilegio
"Un passo per il superamento definitivo dei privilegi”. “Privilegi rubati, non diritti”. “Eliminate i privilegi dei sindacalisti”. “Vitalizi, diritti acquisiti o privilegi?”. “Basta con gli ombrelloni e i privilegi”. “I privilegi della casta sono finiti”. “E’ finita l’era dei privilegi”. Eccetera. E’ un esempio di quel che salta fuori a provare un attimo a digitare su Google News la parola “privilegi”, oggi grande icona di riprovazione. Ma siamo sicuri che il “privilegio” sia poi una cosa cattiva? Ed è vero...

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Maurizio Stefanini

Romano, classe 1961, maturità classica, laurea in Scienze Politiche alla Luiss, giornalista dal 1988. Moglie, due figli. Free lance impenitente, collabora col Foglio dalla fondazione. Di formazione liberale classica, corretta da radici contadine e da un'intensa frequentazione del Terzo Mondo. Specialista in America Latina, Terzo Mondo, movimenti politici comparati, approfondimenti storici. Ha pubblicato vari libri, tra cui “I nomi del male”, ritratto dei leader dell’asse del Male, "Ultras - Identità, politica e violenza nel tifo sportivo da Pompei a Raciti e Sandri", "Da Omero al rock. Quando la letteratura incontra la canzone" e ultimo "Alce Nero un «beato» tra i Sioux". Parla cinque lingue; suona dieci strumenti (preferito, fisarmonica).

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Commenti all'articolo

  • mristoratore

    27 Agosto 2018 - 11:11

    complimenti per aver ricordato a tutti noi la complessità e contraddittorietà dei processi storici e delle idee che ne conseguono!

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