La droga della carcerazione preventiva

Redazione

Per combattere lo spaccio non serve giustizia sommaria ma processi più rapidi

La titolare dell’Interno, Luciana Lamorgese, ha emanato una norma che impone l’arresto immediato, cioè la detenzione preventiva, anche per chi spaccia una “modica quantità” di sostanze stupefacenti. La decisione, concordata con il ministero della Giustizia, risponde alla denuncia di un aggravamento del fenomeno dello spaccio, di una diffusione delle droghe in età sempre più giovani, e soprattutto all’irritazione delle forze dell’ordine, perché, dice la responsabile del Viminale, “arrestare senza la custodia cautelare in carcere e il giorno dopo vedere, sullo stesso angolo di strada, lo spacciatore preso il giorno prima, incide sulla motivazione del personale di polizia che tanto si impegna su questo versante e vede la propria attività finire nel nulla”. Sembra che il ragionamento non faccia una grinza. Ma un problema in realtà c’è, come capita ogni volta che un governo sceglie di prendere un provvedimento sulla base di una pur comprensibile spinta emotiva. La carcerazione preventiva è una delle cause principali del sovraffollamento delle carceri e quando si parla di giustizia rafforzare le misure straordinarie è raramente una buona idea anche se quell’idea può far breccia nel circo mediatico – vedi gli omicidi stradali, la pedopornografia e una serie ormai lunghissima di reati diventati di particolare interesse per l’opinione pubblica per effetto di episodi particolarmente inquietanti. E’ giusto chiedere la certezza della pena, ma in un paese democratico la pena viene irrogata in seguito a un giudizio non prima o in vece di esso. Si può derogare da questo principio in casi eccezionali, invece oggi la deroga è diventata la regola. I poliziotti hanno ragione a lamentare che i delinquenti arrestati non vengano condannati in tempi rapidi quando non esiste un ragionevole dubbio sulla loro colpevolezza. Però la risposta giusta a questa lamentela sono processi rapidi, non il carcere preventivo, che sembra una soluzione ma invece aggrava la situazione di inefficienza del sistema giudiziario.

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