Riggio, la strage di Capaci e la strana razza dei pentiti smemorati

Riccardo Lo Verso

Collaboratore dal 2009, decide di rivelare solo adesso che fu un poliziotto a mettere l'esplosivo che uccise Falcone, la moglie e la sua scorta. La lista dei mafiosi che all'improvviso riacquistano la memoria è lunga

Eccone un altro. La lista dei pentiti smemorati si allunga con il nome di Pietro Riggio, 54 anni. Collabora con la giustizia dal 2009 eppure solo pochi mesi fa ha chiesto di parlare con i magistrati di Caltanissetta.

 

Ai pm che indagano sulle stragi di mafia del '92 ha raccontato di un poliziotto, soprannominato “il turco”, che gli confidò di avere piazzato il tritolo sotto l'autostrada che a Capaci saltò in aria assieme ai corpi di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani. L'attentatuni non fu, dunque, solo opera dei mafiosi, neppure nella fase operativa, circostanza mai emersi nei processi finora celebrati.

 

Perché Riggio non ne ha parlato prima? Per paura, naturalmente. Già, la paura che i pentiti tirano fuori ogni qualvolta hanno una storia nuova da raccontare. Lo stato li ha perdonati, premiati, mantenuti e in cambio ha ricevuto confessioni a rate.

 

 

E' una storia che si ripete. “La mia mente è come una vite arrugginita che si svita lentamente”, diceva il boss palermitano Salvatore Cancemi che ha fatto scuola. Giovanni Brusca, il boia di San Giuseppe Jato, fece i nomi degli uomini chiave della stagione della Trattativa, Vito Ciancimino e Marcello Dell'Utri, anni dopo l'inizio della sua collaborazione. Perché attese così tanto tempo? Un mix confuso di timori vari, di paura di non essere creduto, voglia di evitare polemiche e polveroni.

 

Un pentito messinese, Carmelo D'Amico, ha raccontato fuori tempo massimo di avere saputo che “Andreotti, con altri politici, e i servizi segreti sono i mandanti delle stragi del '92, di Capaci e di via D'Amelio”. Glielo aveva raccontato in carcere il potente capomafia palermitano Nino Rotolo. Ne raccolse le confidenze tra il 2012 e il 2014. D'Amico aveva tagliato fuori l'argomento dai suoi verbali per paura di essere ammazzato dai servizi segreti in carcere.

 

Il calabrese Nino Lo Giudice ci ha messo anni prima di dire che a fare saltare in aria il giudice Borsellino sarebbe stato il poliziotto Giovanni Aiello, soprannominato 'faccia da mostro' per via di una ferita al volto, misterioso fra i misteriosi servitori infedeli dello stato, deceduto poco tempo fa.

 

Mai dire tutto e subito. C'è una legge che impone di vuotare tutto il sacco entro 180 giorni dal primo verbale, ma è stata data ampia facoltà di sforare. E così di tanto in tanto qualcuno si fa vivo. Riacquista la memoria, smette di avere paura degli 007 deviati che li hanno zittiti. I pentiti di professione, quelli delle dichiarazioni a rate, popolano di fantasmi una stagione che era buia già allora figuriamoci decenni dopo. Invece di avvicinare alla verità la allontanano. E adesso anche per Riggio, uno dei pentiti che hanno parlato anche del leader di Confindustria Antonello Montante, si aprirà la stagione degli interrogatori in giro per le procure di mezza Italia.