"A casa nelle prossime ore". Le promesse fake di Salvini sui 70 migranti sbarcati a Lampedusa

Luca Gambardella

Un altro barcone intercettato a sole 20 miglia dalle coste siciliane. Il ministro ha già deciso che sono tutti "clandestini" e annuncia il rimpatrio lampo (che è impossibile)

Un barcone con a bordo 69 migranti (tra cui 17 libici e 53 tunisini) è arrivato fino a 20 miglia dalle coste siciliane, tra Gela e Licata, prima di essere intercettato da una motovedetta della Guardia costiera italiana. I migranti sono stati portati a Lampedusa, ma secondo il ministro dell’Interno Matteo Salvini – in difficoltà per il numero crescente degli sbarchi nell’Italia dei cosiddetti “porti chiusi” – saranno rispediti indietro “nelle prossime ore” perché si tratta di “90 clandestini”. Difficile crederlo, dato che nessuno al momento può sapere se si tratti di richiedenti asilo, rifugiati o cosiddetti migranti economici. Inoltre, le procedure di rimpatrio – laddove questo sia possibile, dato che l’Italia rimane in grande ritardo nella conclusione degli accordi di estradizione – potrebbero durare diversi mesi.

   

   

Mentre i migranti continuano ad arrivare sulle coste italiane, la Alan Kurdi, nave dell’ong tedesca SeaEye, resta in navigazione attorno all’isola di Malta in attesa che qualcuno in Europa decida di accogliere le 62 persone ancora a bordo a oltre una settimana dal salvataggio, avvenuto lo scorso 3 aprile al largo della Libia. Oggi una donna incinta è stata evacuata dalla nave dopo una crisi epilettica. Si chiama Osumah, è nigeriana, ha 23 anni e suo marito è stato costretto a rimanere a bordo della Alan Kurdi. Si tratta della seconda evacuazione dopo quella di martedì scorso, quando un’altra donna di 24 anni si è sentita male ed è stata trasportata a La Valletta. L’equipaggio e i migranti a bordo della nave restano in condizioni critiche e ieri è dovuta intervenire la nave dell’ong Moas (Migrant Offshore Aid Station) per portare cibo, acqua, medicine e lenzuola pulite. La Commissione europea, su richiesta di Italia, Malta e Germania, sta cercando di facilitare i negoziati tra gli stati membri su chi debba accogliere i migranti. Finora, senza risultati. Oggi il vicepremier Luigi Di Maio ha criticato (ancora una volta) la politica migratoria del suo stesso alleato di governo, la Lega di Matteo Salvini. “Mi dispiace che tra molti paesi che non hanno dato seguito ai ricollocamenti ci sono anche quei governi che sono alleati con la Lega in Europa. E questo in qualche modo dimostra che ci sono paesi molto nazionalisti che però non aiutano l'Italia”, ha detto Di Maio (eppure, anche il M5s guidato dal vicepremier vanta al Parlamento europeo altre alleanze con partiti altrettanto sovranisti).

   

Intanto un’altra ong, la tedesca SeaWatch, ha fornito nuovi dettagli sul salvataggio dei 20 migranti rimasti per oltre 10 ore alla deriva su una barca senza motore al largo della Libia. Alla fine, nella serata di ieri, è intervenuta una motovedetta libica che ha riportato i superstiti a terra (altre otto persone sono morte annegate nelle ore precedenti). “Molto bene”, è stato il commento su Twitter del ministro dell’Interno Matteo Salvini. “I famosi 20 che ‘stavano affondando’ (le virgolette sono del ministro, ndr) sono stati prontamente salvati”. Secondo SeaWatch l’aereo di avvistamento Moonbird aveva inviato una richiesta di aiuto a diversi stati – Tunisia e Libia – ma anche ad alcune navi commerciali che erano in transito in quell’area, la Vroon e la Aphrodite. Nessuno però ha risposto all’appello. Le navi private sono sempre più reticenti nel salvare i naufraghi perché le autorità italiane e maltesi rendono complicato le operazioni di sbarco nei loro porti e la perdita di giorni di navigazione causa danni economici notevoli.

 

L'articolo è stato aggiornato alle 10:09 del 12 aprile

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  • Luca Gambardella
  • Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Un paio di tirocini al ministero Affari esteri e al Parlamento europeo, abbastanza per capire che dovevo fare altro. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.it