(Foto LaPresse)

Addio monti. Renzo e Lucia, profughi di Calolziocorte

Maurizio Crippa

Il piccolo paese vicino Lecco, luogo dei Promessi Sposi, istituisce “zone rosse” e “blu” in cui saranno vietati i centri di accoglienza per immigrati. Ma tra qualche decennio arriverà un Papa emerito a spiegare cos’è successo

"Addio monti, sorgenti dall’acque, ed elevati al cielo; cime ineguali, note a chi è cresciuto tra voi”. Questi erano i pensieri, avesse saputo esprimerli, di Lucia la notte in cui con Renzo e la madre Agnese divenne profuga. E con l’aiuto di uno scafista d’acqua dolce attraversò dall’hub di Pescarenico verso l’altra sponda. In fuga da un’oppressione politica, in cerca di asilo, displaced people. A quel tempo Lecco era un borgo che s’avviava a diventare città, Pescarenico un suo sobborgo di pescatori e Calolziocorte altrettanto, qualche tiro di sasso più a valle, sulla stessa sponda dell’Adda o lago che dir si voglia. Ora Calolziocorte è ancora un borgo, riccotto e senza pretese, ma ai professori della scuola Manzoni (of course) del paese sarà difficile da domani spiegare ai ragazzi quel passo dei Promessi sposi che parla di profughi, gente in fuga da quei luoghi dove oggi abitano.

 

Perché la Giunta comunale ha approvato un regolamento che istituisce “zone rosse” e pure “blu” vicino alla scuola, alla stazione, persino all’oratorio in cui saranno vietati gli insediamenti di centri di accoglienza per immigrati (al momento sono 20 persone: venti). Insomma Calolziocorte ha introdotto in Italia un regime tecnicamente di apartheid (brutto termine boero, che Manzoni non avrebbe sciacquato in Arno), non previsto dalle nostre leggi, buttando a lago Don Lisander e la memoria di quando, da quelle sponde, erano Renzo e Lucia a fuggire. Poi magari, con qualche decennio di ritardo, arriverà un Papa emerito a scrivere una nota explicativa e spiegare cos’è successo.

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  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"