All'Università di Torino seminario contro Israele

Giulio Meotti

Aspettiamo quello sugli accademici iraniani suicidi e i turchi all'ergastolo

Roma. Cosa sta succedendo all’Università di Torino? Da mesi, questo ateneo prestigioso fa notizia per una serie di iniziative contro Israele. Il primo marzo sarà l’apice di queste campagne volte a demonizzare e delegittimare lo stato ebraico con una due giorni dedicata a Edward Saïd nell’Aula magna del campus Einaudi. Ospite d’eccezione sarà il professore inglese Ilan Pappé, che ha aderito al boicottaggio di Israele, autore di libri come “La pulizia etnica in Palestina” e che ha auspicato di trascinare Gerusalemme di fronte al tribunale dell’Aia. Al suo fianco, Ruba Salih della Scuola di studi africani e orientali di Londra. E’ la stessa attivista palestinese e antisraeliana che l’Università di Cambridge lo scorso novembre ha rimosso come moderatrice da un dibattito sul medio oriente, chiedendo che fosse “aperto e legittimo”, e spiegando che Salih non sarebbe stata in grado di farlo a causa del suo background.

 

Lo stesso storico antisionista Ilan Pappé avrebbe dovuto parlare a Monaco. Ma una lettera dell’Associazione israelo-tedesca, in cui si sosteneva che la conferenza di Pappé si sarebbe trasformata in “uno spettacolo propagandistico anti-israeliano”, ha spinto il comune di Monaco a riconsiderare l’evento e annullare l’iniziativa. Nei giorni scorsi una lettera aperta indirizzata al rettore di Torino, Gianmaria Ajani, da parte di cento intellettuali, giornalisti e politici denunciava che “all’Università di Torino si dibatte e si mostrano documenti falsi contro lo stato di Israele, diffondendo analisi e informazioni menzognere su sionismo, nazismo e su presunte forme di apartheid da parte degli israeliani. Il tutto nell’indifferenza generale”. Le studentesse e gli studenti che avranno la possibilità di partecipare al seminario contro Israele otterranno il riconoscimento di tre crediti formativi. Il seminario si inserisce in un ciclo di eventi da marzo a maggio “sulle violazioni dei diritti fondamentali in Israele”. Finito il processo a Israele, aspettiamo con ansia un convegno nell’Aula magna di Torino sui suicidi degli accademici iraniani in carcere. Il New York Times giovedì dedicava loro un articolo, paragonando l’Iran degli ayatollah alle “Memorie dalla casa dei morti” di Fëdor Dostoevskij.

 

L’ultimo caso pochi giorni fa: Kavous Seyed Emami, accademico e ambientalista, una delle maggiori figure intellettuali in Iran con cittadinanza canadese, si sarebbe tolto la vita nelle galere di Evin. Il regime ha costretto la famiglia, che non crede al suicidio, a seppellirlo in fretta e senza autopsia. Sempre a Evin, la Lubianka iraniana, si sarebbe tolto la vita il blogger Omidreza Mirsayafi. Siamak Pourzand, giornalista e intellettuale, si è invece buttato dalla finestra dopo anni di persecuzioni. Poi i professori e il rettore di Torino, in nome della nobile tradizione democratica e antifascista che quella città ha sempre preteso di incarnare, potrebbero ospitare un seminario sulla condanna all’ergastolo in Turchia di accademici e scrittori, come i fratelli Altan. In questo modo l’università di Torino potrebbe davvero fornire il suo contributo al tema “democrazia e diritti umani” in medio oriente, anziché trasformare le proprie aule in grotteschi tribunali contro l’unica democrazia della regione e l’unico stato al mondo sotto odioso boicottaggio: Israele.

  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.