Isabel Oakeshott e Richard Tice

Due innamorati (Oakeshott e Tice) e un filo che sporge

Paola Peduzzi

Saltano fuori i legami tra il divorzio del secolo, la presidenza americana e la destabilizzazione del Cremlino

Brexit, Trump, Russia: ogni volta che tiri un filo che sporge, ti ritrovi con qualche dettaglio in più sui legami tra il divorzio del secolo, la presidenza americana e la destabilizzazione del Cremlino. E’ impossibile sbagliarsi: il legame c’è sempre, e passa attraverso faccendieri, middlemen, consiglieri di basso profilo (o almeno così vorrebbero, anche se poi la vanità spesso ha il sopravvento) che creano questa trama sempre più definita che sta ridisegnando i rapporti di forza nel mondo occidentale.

 

L’ultimo filo fa capo a Richard Tice, cofondatore della campagna per il Leave, europarlamentare del Brexit Party, il partito di Nigel Farage di cui Tice è presidente. Se mai vi è capitato di vedere Tice, forse è quando ha testimoniato davanti ai Comuni assieme a Arron Banks, il grande finanziatore della Brexit, per i fondi della campagna per il leave che non soltanto avevano superato i limiti imposti dalla legge ma erano anche di dubbia provenienza. L’anno scorso, durante la deposizione, Tice difese l’operato e la trasparenza della campagna per il leave: non con grande successo, visto che la Commissione ha in seguito imposto una multa (70 mila sterline) ed è stata confermata la provenienza russa. Tice oggi è di nuovo sulla bocca di tutti perché è sospettato di aver avuto un ruolo nel leak sulle comunicazioni private dell’ambasciatore britannico a Washington, Kim Darroch.

 

La questione è nota: il Mail ha pubblicato quel che Darroch ha detto su Trump (disfunzionale e inetto), Trump ha chiesto la testa di Darroch, il governo di Theresa May non gliel’ha data, Boris Johnson che s’appresta a prendere il posto della May invece sì, e così Darroch si è dimesso. Nel frattempo si è aperta la caccia alla talpa: come si è arrivati al leak? L’autrice dello scoop è Isabel Oakeshott, giornalista pro Brexit, che è diventata famosa per una biografia non autorizzata dell’ex premier David Cameron, quella in cui si racconta che quando era a Oxford l’ex premier aveva messo il pene nella testa di un maiale morto (ha poi detto che la fonte di quell’aneddoto era forse “leggermente pazza”, ma gli standard di veridicità dei libri sono diversi da quello per gli articoli, quindi vale anche quel che dice uno poco affidabile). La Oakeshott è anche famosa perché ha fatto da ghostwriter di un libro sui “bad boys” della Brexit (nella foto in copertina c’è anche Tice) che le ha consentito di avere accesso a molti documenti relativi alla campagna del leave, compreso uno scatolone che è rimasto per mesi in soffitta a “prendere polvere”, ed è diventato tutt’a un tratto rilevante quando un’inchiesta giornalistica ha rivelato quel che c’era in quella scatola – il solito filo che sporge. Da un anno, la Oakeshott è fidanzata con Richard Tice: entrambi hanno lasciato compagni e figli, tre a testa, per andare a vivere insieme, sono già stati visti in pubblico insieme e la liaison non è una notizia.

 

Ma ora che il governo e la polizia inglesi stanno cercando di capire chi è la fonte del leak sull’ambasciatore Darroch, la coppia ha destato qualche sospetto. Per una serie di ragioni: Farage era molto ostile all’ambasciatore e ha dovuto smentire di aver telefonato a Trump per dirgli di farlo licenziare; Johnson che non amava Darroch già da quando era ministro degli Esteri ha fatto sua la linea Farage; ambienti brexitari hanno detto che sarebbe ora di nominare un ambasciatore in America che capisca qualcosa di affari e commerci invece che un lagnoso anti Brexit; è circolato il nome di Tice come possibile sostituto. L’interessato ha twittato che si tratta di una “teoria del complotto ridicola”, lui è appena stato eletto al Parlamento europeo ed è lì che vuole restare (se c’è la Brexit, a novembre la sua delegazione a Strasburgo non ci sarà più). Ma Tice si è un po’ incartato proprio quando ha parlato della sua fidanzata: non sapevo niente del leak, ha detto all’inizio, me ne ha parlato e abbiamo discusso alcune cose insieme ma soltanto quando anche il Foreign Office era stato avvisato, ha detto poi. Chiacchiere tra innamorati, cosa volete che sia, è soltanto un filo che sporge.

  • Paola Peduzzi
  • Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi