Balotelli in Amazzonia

Maurizio Crippa

“Vale più un operaio dell’Ilva che 10 Balotelli”, ha detto Salvini. Prossimo passo, la decimazione

Paulo Paulino della tribù amazzonica Guajajara era un “guardiano della foresta”, un membro di quei gruppi di indigeni autogestiti che cercano di pattugliare e difendere il loro territorio dalle incursioni dei “taglialegna”, per la maggior parte tagliagole, che si occupano del primo lavoro bruto, a base di incendi, della deforestazione di zone sempre più ampie delle terre (che dovrebbero essere) indigene, galvanizzati dall’aria fascistoide che tira a Brasilia. Paulo Paulino è stato ucciso dai tagliagola taglialegna in un agguato in cui è morto anche un altro attivista, Laércio si chiamava, della stessa tribù. Dal 2003 gli omicidi indigeni sono stati 1.009, riporta Repubblica. Per dire: il Sinodo amazzonico non serviva, eh?

 

Mario Balotelli è invece un italiano (a tutti gli effetti), giocatore di calcio e vivo e vegeto. E’ stato insultato da cori razzisti a Verona e non l’ha presa con ironia, come pretenderebbe questo personaggio che si chiama Maurizio Setti, presidente dell’Hellas, che ritiene i tifosi veronesi “siano sì ironici, ma assolutamente non razzisti”. Come il capo degli ultras della sua squadra, Luca Castellini, estremista di destra, che ha detto: “Balotelli secondo me è italiano perché ha la cittadinanza italiana ma non potrà mai essere del tutto italiano”. Manca solo che aggiunga che lui invece lo è “e nessuno glielo può togliere”, come dicono nei peggiori tuguri di Roma.

 

Salvini è invece razzista senza bisogno dello stadio e ha detto che “vale più un operaio dell’Ilva che 10 Balotelli”. Prossimo passo, la decimazione. Salvini è un ripugnante razzista, anche se piace a un cardinale cinico e fuori tempo massimo.

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  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"