Gigi e Dibba, belli appesi

Maurizio Crippa

Come i due improbabili alpinisti spagnoli che non sapevano più salire né scendere dalle Cime di Lavaredo, i due leader del M5s non sanno più che fare con il loro casino su Rousseau

Ci sono questi due babbei, o cime di rapa, che da tre giorni se ne stanno appesi, e tengono tutti quanti appesi, a un meccanismo più grande di loro che non hanno la tecnica per maneggiare. Si sono così intorcinati, nella parossistica situazione in cui si sono cacciati, che non sanno andare più né avanti né indietro. Sembrano Charlot nelle ruote dentate di Tempi moderni. Fosse solo questo. E’ che sono così presuntuosi, caratteristica della stupidità, che hanno pure rifiutato il soccorso di quelli che erano corsi a cercarli, bontà loro: piantatela lì, non ne uscite, venite con noi. Niente: ce la caviamo benissimo da soli. Secondo tentativo: guardate che finite male, andate a sbattere. Nossignore. Al terzo tentativo, dopo aver fatto perdere tempo e soldi a tutti, i due cervelloni si sono arresi, si sono fatti salvare e hanno confessato di essere stati convinti, per tre giorni, di essere da un’altra parte: quasi vicini ad avercela fatta. Quando i soccorritori hanno cercato di capire da quale pianeta di matti arrivassero questi due, hanno scoperto una cosa incredibile: avevano già fatto la stessa scemenza giorni prima, tentando di arrivare a vertici che non erano in grado di raggiungere. E pure quella volta hanno dovuto salvarli in extremis. Probabilmente state pensando a quei due improbabili alpinisti spagnoli che non sapevano più salire né scendere dalle Cime di Lavaredo, epperò scassavano i maroni. E forse state pensando: dovevano lasciarli lì, e s’arrangiassero. In realtà si sta parlando di Giggino e Dibba, appesi al loro casino su Rousseau in cui non saprebbero nemmeno loro dire se bisogna rispondere sì o no. Ecco, stavolta non ci sono dubbi: lasciateli lì, e speriamo che cadano.

  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"