Al Fatto saltano i cilindri

Maurizio Crippa

Il giornale di Marco Travaglio s'indigna (da che pulpito) perché certi giornalacci pubblicano Whatsapp privati. Indro Montanelli sarebbe onorato di avere eredi come questi?

Indro Montanelli si sentirebbe onorato, oggi, di avere ideali discendenti come – per citarne uno – il direttore Marco Travaglio? È argomento spigoloso, ben lo sappiamo, che provoca repentine orticarie, perciò lo lasciamo ad altri e non mettiamo becco. Montanelli era un toscanaccio burbero e velenoso, non le mandava a dire, ma era a suo modo un giornalista di squisito equilibrio. Suscita invece un’irrefrenabile ilarità vedere, in questi giorni, quanto siano sull’orlo di una crisi di nervi dalle parti del Fatto quotidiano, testata a suo modo gloriosa e fino a qualche tempo fa in navigazione tranquilla come una portaerei in mezzo a gusci di noce: i cannoni spianati li avevano tutti loro.

  

Ieri, per dire, Vauro era l’elemento di maggior sangue freddo della prima pagina, sotto un titolo almodovariano, “L’Europa scatena lo spread per far cadere il governo”. A pagina due, occhiello “Attacco a tenaglia”, si titolava: “La Ue muove i mercati per far cambiare il Def”. Insomma, il gomblotto, la linea (Maginot) Di Maio squadernata ai disorientati lettori: va tutto bene, sono quelli là che sono canaglie, brigatisti (per dirla con Vauro). Nelle pagine leggere, si strabordava alla ricerca di un guizzo: “Cottarelli, l’astrologo della domenica”. Per il Fatto, l’illustre economista, ospite di Fazio, si è trasformato nel “Paolo Fox della finanza”. Forse oggi leggeremo che Keynes a Borghi gli fa una pippa. Dell’indignazione per il cattivo gusto di certi giornalacci che pubblicano Whatsapp che dovrebbero essere privati (da che pulpito) sarà bello il tacere. C’è poco da ridere, quando in sala macchine saltano tutti i cilindri.

  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"