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Via alla rassegna

La Festa del Cinema di Roma è più bella se si guarda dalla fine, con Chloé Zhao

Mariarosa Mancuso

“Eternal” il film scelto per il giorno della chiusura. In mezzo, tanto altro, all'Auditorium e in città

Viene meglio cominciare dalla fine. Dal film che il 24 ottobre chiuderà la Festa del Cinema e “Alice nella città”, la sezione autonoma e parallela dedicata alle nuove generazioni. “Eternal” di Chloé Zhao, vincitrice l’anno scorso del Leone d’oro a Venezia con “Nomadland”, e poi di due Oscar. Istruttivo esempio di come funzionano le cose a Hollywood – sì, anche per le giovani donne, nel caso specifico nate a Pechino. “Nomadland” era un film scarso di budget e di attrattive, sugli americani che vivono nelle roulotte: per bisogno o per scelta, attirati dai grandi spazi e dalla vita senza obblighi. “Eternal” è un film di supereroi Marvel, alimentato da un considerevole budget, 200 milioni di dollari. Non il primo affidato a una signora, conta anche la medaglia “quanto siamo inclusivi”. Comunque, un bel salto. Gli “Eterni”, per chi non fosse pratico del Mcu (Marvel Cinematic Universe, sforna storie su storie), sono creature sovrumane che proteggono la terra dai Devianti – speriamo lasciando in piedi qualcosa.

Apertura il 14 ottobre, all’Auditorium (poi la Festa avrà propaggini in città) con “Gli occhi di Tammy Faye”: regista Michael Showalter. Il direttore – per la settima edizione su sedici – Antonio Monda lo ha inquadrato così: “dietro ogni accanito moralista c’è un criminale”. È la storia vera della telepredicatrice Tammy Faye e del marito Jim Bakker: negli anni Settanta e Ottanta misero su un impero milionario, lei si prendeva cura dei poveri e cantava sbattendo le ciglia (l’attrice Jessica Chastain è irriconoscibile per il trucco, già si parla di Oscar). Tra i film più attesi c’è “Belfast” di Kenneth Branagh, domenica scorsa sulla copertina della sezione culturale del Times ad annunciare una lunga intervista. Il regista e attore di tanti Shakespeare, di un “Frankenstein”, di “Thor” e di un gioiellino in bianco e nero intitolato “Nel bel mezzo di un gelido inverno”, torna alla sua infanzia. A quando finì, per essere precisi. Era l’agosto del 1969, scoppiarono i disordini nelle strade che prima erano state un campo da gioco per ragazzini. Bianco e nero, con Judi Dench nella parte della nonna. 

 

Altro bianco e nero nel film di Rebecca Hall, “Passing” (il libro di Nella Larsen, uscito da Sperling & Kupfer, era intitolato “Due donne”). Siamo a Harlem negli anni 20, una lettera dal lontano passato potrebbe portare guai – dire altro rovinerebbe la sorpresa. Dovremo già sapere quel che succede in “Cyrano”, musical diretto da Joe Wright – a parte l’attore nel ruolo dello spadaccino che conversando seduce (per conto terzi) la bella Roxana: Peter Dinklage. Tra gli eventi speciali, due serie italiane. “A casa tutti bene” di Gabriele Muccino, che ha scelto per il trailer la canzone più triste del mondo, “Vedrai vedrai” di Luigi Tenco (a dicembre su Sky). “Strappare lungo i bordi” di Zerocalcare, che andrà su Netflix, annunciata parecchi mesi fa da un promettente spot con l’Armadillo (in un film d’animazione viene meglio, nella “Profezia dell’Armandillo” di Emanuele Scaringi somigliava al Gabibbo). Le conversazioni sono come al solito numerose, i duelli verbali anche, i premi alla carriera vanno a Tim Burton e a Quentin Tarantino. Due appuntamenti-maratona: 8 ore di (strepitoso, dicono) documentario su Muhammad Alì, e 4 ore per Oliver Stone e la sua eterna fissazione: “JFK: Destiny Betrayed” (poi dicono che uno si butta sui supereroi). Martin Scorsese sarà nel programma già ribattezzato “La serie di Papa Francesco” (il titolo vero è “Stories of a Generation”, da “La saggezza del tempo”, altro colpaccio di Netflix). Viene un momento in cui anche i grandi registi non sanno cosa fare di sé.

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