Monsignor Gänswein, prefetto congedato

Matteo Matzuzzi

Il Papa sospende “padre Georg”. Nessuna sfuriata, ma la vicenda del libro scritto da Benedetto XVI e Sarah ha inciso

Roma. Mons. Georg Gänswein, prefetto della Casa pontificia e segretario particolare di Benedetto XVI, è stato congedato a tempo indeterminato. La decisione è del Papa. Già da settimane non appariva più accanto a Francesco nelle occasioni ufficiali, dalle udienze generali (ne ha saltate tre consecutive, il 22 gennaio, il 29 e il 5 febbraio) alle visite dei dignitari stranieri (non s’è visto in occasione dell’arrivo del vicepresidente americano Mike Pence, del presidente iracheno Barham Salih e di quello argentino Alberto Fernández). Assente da quando è scoppiato il caos – non solo mediatico – relativo alla pubblicazione di Dal profondo del nostro cuore, il libro scritto a quattro mani dal cardinale Robert Sarah e dal Papa emerito, che ha personalmente redatto un capitolo e ha “letto e condiviso” introduzione e conclusione. Da quel momento, di Gänswein non s’è saputo più nulla. In Vaticano qualcuno sosteneva che fosse in ferie lontano da Roma, altri che fosse stato colpito da un brutto malanno di stagione. Altri, ed erano i più, assicuravano che il Papa non voleva più avere nulla a che fare con lui dopo il pasticcio del libro. Nulla di tutto questo: Ganswein non s’è mosso dal Vaticano, è in forma e non è stato mazzolato dal suo superiore. Il giornale tedesco Tagespost ieri ha legato proprio alla “vicenda Sarah” il congedo del prefetto, non avvalorando però le indiscrezioni che parlavano di un’epica sfuriata di Francesco con tanto di vade retro cinematografico a concludere l’udienza tra i due.

 

 

Il Vaticano, nel pomeriggio, ha nella sostanza confermato che qualcosa è accaduto: interpellato dai giornalisti, il direttore della Sala stampa Matteo Bruni ha prima detto che “non ci sono informazioni” circa una sospensione, quindi ha spiegato che “l’assenza di monsignor Gänswein, durante determinate udienze nelle ultime settimane, è dovuta a una ordinaria ridistribuzione dei vari impegni e funzioni del prefetto della Casa Pontificia, che ricopre anche il ruolo di segretario particolare del Papa emerito”. Redistribuzione dei vari impegni che, nella pratica – e lessico burocratico a parte – significa a oggi che il prefetto non deve più apparire accanto al Papa regnante, sostituito dal reggente, mons. Sapienza. Resta l’incognita sulla durata del congedo, che solo il Papa può stabilire. Nella dichiarazione del direttore Bruni c’è un riferimento al fatto che Gänswein è anche segretario particolare di Benedetto XVI, passaggio che ha alimentato voci di un peggioramento delle condizioni di salute del quasi 93enne Joseph Ratzinger, il che – a quanto apprende il Foglio – non corrisponde al vero.

  

 

 

Per qualche osservatore si potrebbe trattare di una sorta d’ammonizione: d’ora in poi, pubblicazioni di libri o interventi dovranno essere concordati con la Segreteria di stato, magari consultando o quantomeno informandone i vertici e il Papa in persona. Per evitare di ripetere il gran pasticcio di metà gennaio, con la firma di Ratzinger prima tolta dalla copertina e poi rimessa, con note esplicative, precisazioni, puntualizzazioni e chiarimenti vari che hanno provocato un cortocircuito anche interno al Vaticano. In futuro, come era circolato nei mesi scorsi dalle bozze relative alla nuova costituzione apostolica che regolerà il funzionamento della curia romana, la figura del prefetto della Casa pontificia – pur sopravvivendo – cambierà mansioni. Un ruolo ancora prezioso ma meno visibile.

  • Matteo Matzuzzi
  • Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.