Una restaurazione creatrice
Tutti al centro, forse, ma quale? Oggi lo smarrimento politico dei cattolici è per prima cosa filosofico. Tornare ai principi non flessibili: né a destra né a sinistra. Secondo Del Noce
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3 SEP 19

La Marcia della famiglia in piazza Bra, a Verona, alla conclusione del World Congress of Families, 31 marzo 2019 (foto LaPresse)


Come mai i cattolici, laici e non, non sentono l’esigenza di adoperarsi in vista di un nuovo soggetto politico centrista?
Da questo punto di vista – come ha ben rilevato Alfredo Mantovano su queste colonne e nonostante qualche lodevole eccezione (ad esempio l’abolizione dell’orrenda dicitura genitore 1 e genitore 2 cara all’ideologia gender a favore del ripristino di quella naturale di papà e mamma) – l’elettorato cattolico ha ragioni da vendere nel criticare l’operato del governo uscente (in ogni caso di gran lunga migliore di quello precedente). Allo stesso modo tuttavia, non si può non sottolineare l’assordante silenzio di chi, in ambito ecclesiale, avrebbe potuto e dovuto criticare il governo per gli stessi motivi quando invece, nota ancora Mantovano, le critiche sono state minime, e con uno spazio “del tutto incomparabile alla questione immigrazione, che ha polarizzato, al di là dei simboli, la critica al governo, e in particolare al vice premier Salvini, peraltro aspra, spesso emozionale, senza quelle distinzioni che fanno cogliere la complessità dei fenomeni, e per questo alla fine non incisiva”. Un fenomeno, questo descritto da Mantovano, che unitamente a quella che secondo diversi osservatori sembrerebbe emergere come una preferenza, seppur come male minore, dell’episcopato italiano per un governo M5s-Pd rispetto a quello giallo-verde, la dice lunga sulla stato confusionale in cui versa il cattolicesimo italiano (e non solo), nella misura in cui a fronte di un più che probabile cambio di rotta in tema di politiche sui migranti si avrebbe un altrettanto più che probabile inasprimento di politiche di stampo laicista sulle questioni più importanti della dottrina sociale. Il che sarebbe tutto dire. Per evitare tanto il rischio di una strumentalizzazione del sentimento religioso quanto la miopia di chi giudica l’azione di governo sulla base di principi che non rappresentano il proprium della dottrina sociale della chiesa, oggi più che mai urge mettere a tema la rielaborazione di una proposta compiutamente cattolica che sappia prendere corpo e tradursi in un progetto politico. Il che ci riporta dritti alla domanda da cui siamo partiti. Domanda che, vista da un’altra prospettiva, pone il tema dell’irrilevanza di fatto dei cattolici e di cosa/come fare per uscirne. Ed è a partire da tale questione che risultano essere di straordinaria attualità il pensiero e l’opera di Augusto Del Noce, trai i massimi filosofi italiani del ’900, di cui quest’anno cade il trentesimo anniversario della scomparsa.


La dottrina sociale della chiesa indica i principi cardine, che in quanto tali non sono nella disponibilità del politico di turno


Se destra, spiega Del Noce, vuol dire conservare e sinistra innovare, la posizione della fedeltà creatrice definisce una politica di centro


La proposta di Del Noce è una “metafisica civile”, riaffermazione del pensiero tradizionale in grado di tradursi in una “polis” dell’uomo