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La pace con la Cina passa dal Vietnam

Il Vaticano negozia con Hanoi per raggiungere più in fretta Pechino

21 Agosto 2019 alle 06:07

La pace con la Cina passa dal Vietnam

L'Angelus di Papa Francesco a S. Pietro il 15 agosto (foto LaPresse)

Oggi e domani in Vaticano si terrà l’ottavo incontro del Gruppo di lavoro tra la Santa Sede e il Vietnam. L’obiettivo, si legge in un comunicato diffuso ieri oltretevere, è di “sviluppare e approfondire le relazioni bilaterali. In particolare si tratteranno alcuni aspetti della vita ecclesiale del paese, nonché questioni riguardanti lo status e la missione del Rappresentante pontificio residente in Vietnam”. Prevista “per il prossimo futuro” la vista del cardinale segretario di stato, Pietro Parolin. Passi avanti sostanziali nelle relazioni bilaterali, dunque, che confermano la vocazione per così dire “orientale” del pontificato bergogliano, che ha fatto dell’Asia una delle mete predilette dei suoi viaggi. Rientra tutto nella missione evangelizzatrice che campeggia in alto sull’agenda di Francesco, che non a caso porrà – è questione di mesi – un grande dicastero per l’Evangelizzazione a cardine della riforma della curia romana.

 

Che l’Asia sia il continente del Terzo millennio l’aveva già detto Giovanni Paolo II, per cui non c’è nulla di nuovo o d’inaudito, ma il programma del Papa sudamericano va oltre la profezia wojtyliana e ha come meta finale la Cina. Per arrivarci servono tappe intermedie e il Vietnam, da tempo, è la prova generale di quello che potrà accadere con Pechino. Non a caso l’accordo negoziato con Hanoi relativo alle nomine episcopali è stato preso a modello – anche se le differenze sono non trascurabili – per il recente patto con le autorità cinesi. E a quell’accordo lavorò proprio l’allora mons. Parolin. L’obiettivo è chiaro, il destino manifesto del pontificato è aprire, seppure con delicatezza, le porte dell’ex Impero celeste che ancora guarda con sospetto (eufemismo) al cristianesimo, percepito come ingerenza di uno stato estero negli affari interni. Per raggiungere lo scopo è necessario usare – e secondo qualcuno, anche all’interno della chiesa, abusare – della vecchia realpolitik. La strada è ormai spianata.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    21 Agosto 2019 - 17:17

    Che il Vaticano sia stato sempre uno stato laico e con desiderio di egemonia di potenza ( con la cristianità che in una certa misura abbia compito crimini contro l'umanità con il focus tra il 1550-1600 ) solo gli storica da bar possono negarlo. Che l'Italia sia divenuto stato unitario ben 10 secoli dopo altri stati europei ne fa fede e che sia stato sempre avverso al'Italia con un incessante volontà di conquista chiedendo aiuto a tutti gli stati europei cattolici e non è ancora un fatto.Che il Vaticano tutt'altro che centro della cristianità è sempre stato un virus che ha portato morte e devastazioni addirittura chiamando a distruggere le città italiche re e imperatori stranieri solo i chiechi possono negarlo. Sono in atto trattative tra lo stato vaticano ( S C V : se cristo vedesse) con il Vietnam a conferma che se l'Italia si liberasse di questa enclave popolata da demoni l'Italia l'Europa e il mondo avrebbero molti problemi in meno.C'è una immensa bibliografia su lo SCV e non narr

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