E' arrivata la scontata condanna del cardinale Pell. Rischia fino a 50 anni per pedofilia

Matteo Matzuzzi

Il verdetto deciso all'unanimità lo scorso dicembre è stato pubblicato solo oggi. I legali pronti al ricorso. Dal 2017 era in congedo dalla Santa Sede

Roma. La scontata condanna del cardinale George Pell, 77 anni, prefetto (in congedo da un anno e mezzo) della Segreteria per l’Economia, è stata resa pubblica oggi, più di due mesi dopo la decisione della giuria dello stato di Victoria. Un verdetto all’unanimità dei dodici giurati che riconosce Pell colpevole di aver abusato sessualmente di due tredicenni a metà degli anni Novanta, quando il porporato era arcivescovo di Melbourne (più tardi, nel 2001, sarebbe stato promosso alla cattedra di Sydney). Ora rischia fino a cinquant'anni di carcere. Da anni Pell collezionava accuse più o meno verificabili, sia di essere direttamente responsabile di abusi, sia di aver coperto i crimini di sacerdoti di cui era responsabile. Accuse sempre rispedite al mittente.

     

Nel 2016, in mezzo al clamore mediatico degno delle grandi occasioni, il cardinale era stato ascoltato in videoconferenza dalla Royal Commission australiana che indagava sugli abusi sessuali da parte del clero su minori avvenuti tra gli anni Settanta e Ottanta. Pell aveva scelto di rispondere alle domande – avrebbe potuto rifiutarsi – e un anno dopo aveva concordato con il Papa il congedo per difendersi nel processo direttamente in Australia, ben sapendo che il clima per lui non era dei migliori, come avrebbe confermato poco dopo il rinvio a giudizio. Il cardinale australiano si è sempre proclamato innocente e il suo team legale è ora pronto al ricorso.

     

Lo scorso dicembre, nell’ambito di un aggiornamento della squadra che fa parte del cosiddetto C9, il consiglio dei nove cardinali che sovrintende alla riforma della curia romana, Francesco lo aveva estromesso (assieme ad altri porporati). Proprio il Pontefice argentino lo aveva chiamato a Roma per rendere "trasparente" le finanze della Santa Sede, creando ex novo la Segreteria per l'Economia. Un organismo mai decollato, anche per le resistenze interne della vecchia curia, che mal sopportava la presenza del ranger australiano e dei suoi modi bruschi.

        

Che il verdetto fosse negativo per Pell era già trapelato all’indomani della camera di consiglio del tribunale, che aveva secretato gli atti fino all’espletamento di tutte le procedure (come impone la legge locale). 

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  • Matteo Matzuzzi
  • Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.