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Il cardinale Pell condannato a sei anni di carcere in diretta tv: "In nome della trasparenza"

L'ex prefetto della Segreteria per l'Economia rischiava 50 anni. Il giudice: "Crimini odiosi, ma clima da caccia alle streghe"

13 Marzo 2019 alle 07:50

Il cardinale Pell condannato a sei anni di carcere in diretta tv: "In nome della trasparenza"

George Pell (LaPresse)

Roma. In nome della “trasparenza” l’udienza è stata trasmessa in diretta televisiva, una rarità anche per i canoni australiani. George Pell, cardinale, era impassibile mentre ascoltava la ricostruzione degli eventi per i quali lo scorso dicembre era stato giudicato colpevole all’unanimità da una giuria popolare dello stato di Victoria. Al giudice Peter Kidd spettava ora il compito di comminare la pena. Rischiava fino a cinquant’anni di carcere, dieci per ogni capo di imputazione. Ne ha avuti sei. Una sentenza più che mite – ha influito l’avanzata età del porporato, come sottolineato dal magistrato – ma che comunque rappresenta un elemento notevole nella vicenda, soprattutto se si considerano i “crimini odiosi” – parole del magistrato – concretizzatisi in “un attacco sessuale sfrontato e forzato” nei confronti di due minori, avvenuto nel lontano 1996 nella sacrestia della cattedrale di Melbourne. Una violenza fisica su due coristi tredicenni di cui nessuno si sarebbe accorto, al termine della messa solenne e con la porta del locale aperta.

 

Una prima giuria, chiamata a valutare il caso, era stata sciolta perché incapace di raggiungere un verdetto. Questa volta, all’accusa, è andata meglio. All’esterno, urla di gioia e insulti, ma anche pianti disperati. Il verdetto ha lacerato l’opinione pubblica, che non è – come sovente descritto dalla retorica mediatica internazionale – unanime nel ritenere colpevole il cardinale. Soprattutto perché la ricostruzione lascia più di un dubbio. Il giudice ha non a caso sottolineato che c’è stato “un clima da caccia alle streghe”, un “linciaggio” evidente nei confronti di Pell, che comunque non può essere ritenuto “il capro espiatorio della chiesa cattolica”.

 

Il cardinale, già prefetto della Segreteria per l’Economia, si sarebbe reso colpevole di “abuso di potere”. Non potrà uscire dal carcere prima di tre anni e otto mesi. Il team legale che lo assiste ha già presentato appello, il cui esame sarà discusso all’inizio di giugno. Secondo gli esperti è molto probabile che il ricorso sarà concesso – in Australia vige il sistema di common law, per cui l’appello non è scontato – essendo il caso molto delicato e sussistendo diversi dubbi sulla procedura seguita in primo grado.

Matteo Matzuzzi

Matteo Matzuzzi

E' nato a Udine nel 1986. Si è laureato per convinzione in diplomazia e per combinazione si è trovato a fare il giornalista. Ha sperimentato la follia di fare l'arbitro di calcio, prendendosi pioggia e insulti a ogni weekend. Milanista critico e ormai poco sentimentale, ama leggere Roth (Joseph, non Philip) e McCarthy (Cormac). Ha la comune passione per le serie tv americane che valuta con riconosciuto spirito polemico. Al Foglio si occupa di libri, chiesa, religioni.

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  • Bacos50

    13 Marzo 2019 - 10:10

    Un clima da caccia alle streghe? Beh, la ruota ogni tanto gira! Fino a ieri erano loro a tirare le fila e a instaurare un clima di caccia alle streghe. Quante persone, non solo streghe, sono state costrette ad abiurare pur di salvarsi la pelle? Quante sono finite sul rogo perché considerate eretiche o non in linea con le loro strampalate idee? L’aspetto ridicolo è che molti cattolici, commentando le condanne dei sacerdoti, vescovi e cardinali, riportano a mera discolpa un brano del Vangelo, il famoso Mt 10,17-22. “Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai loro tribunali…sarete condotti davanti ai governatori e ai re per causa mia...sarete odiati da tutti a causa del mio nome …”. Aggiungendo che era tutto previsto. Allora c’è da chiedersi se Matteo avesse anche previsto che molti discepoli e suoi "successori" avrebbero molestato e violentato qualche ragazzina o ragazzino? Per fortuna oggi sempre più persone tengono alla larga da questi loschi figuri i propri figli e nipoti.

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    • Giuliana

      13 Marzo 2019 - 13:01

      Guardiamo i fatti concreti di questo processo, altamente mediatico. Se Pell, pur potendo rimanere a Roma, è andato a farsi processare in Australia penso che credesse che la sua innocenza fosse facilmente dimostrabile. E' andata come volevasi dimostrare, in un Stato che finalmente conquista le luci della ribalta. Per il passato, chi siamo noi per giudicare? E se uno non vuole essere cattolico, non deve addurre troppe giustificazioni.

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      • Bacos50

        13 Marzo 2019 - 15:03

        Non mi pare di aver giudicato nessuno: è stato un tribunale a giudicare Pell e poi condannarlo. Ho però commentato perché sentir parlare di clima di caccia alle streghe nei confronti di un "principe" della Chiesa fa prima ridere e poi indignare. Ha ragione, i tempi in cui Berta filava son trascorsi e non è più necessario addurre giustificazioni per non voler essere cattolici. E tuttavia viviamo ahimè in una terra in cui ancora oggi la Chiesa, pretende di imporre il proprio punto di vista anche a chi nulla importa del Magistero. E in ogni caso, semmai l'Italia riuscisse a liberarsi della mentalità ipocrita del “Si fa ma non si dice”, incastonata nel DNA di troppe persone, passeranno decenni.

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        • miozzif

          13 Marzo 2019 - 21:09

          Si ricorda, gentile signore, che la magia fu attaccata da tutti i popoli e da ogni fede religiosa e che forse solo il cattolicesimo per molti secoli negò la possibilità di esseri chiamate streghe? Poi tra la metà del Quattrocento e il Seicento sembrò cedere in parte alla volontà popolare che pretendeva i roghi. Ma almeno le sue spiegazioni medioevali che facevano risalire l'idea di strega alla superstizione popolare andrebbe lodata ancor oggi. Invece di scivolare sui luoghi comuni dell'anticlericalismo del buffo Ottocento.

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    • Giuliana

      13 Marzo 2019 - 13:01

      Guardiamo i fatti concreti di questo processo, altamente mediatico. Se Pell, pur potendo rimanere a Roma, è andato a farsi processare in Australia penso che credesse che la sua innocenza fosse facilmente dimostrabile. E' andata come volevasi dimostrare, in un Stato che finalmente conquista le luci della ribalta. Per il passato, chi siamo noi per giudicare? E se uno non vuole essere cattolico, non deve addurre troppe giustificazioni.

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