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In Europa solo i paesi ortodossi hanno ancora fede

Due studi stilano la classifica degli stati più devoti del continente e di quelli in cui la religione incide di più sull'identità nazionale

6 Dicembre 2018 alle 17:24

In Europa solo i paesi ortodossi hanno ancora fede

In Europa i paesi più religiosi in assoluto sono quelli a maggioranza cristiano-ortodossa (foto LaPresse)

Il Pew Research Center di Washington ha pubblicato due studi per capire quanto sia religioso ogni paese d’Europa e quanto la fede incida nel determinare la propria identità nazionale. Il nostro continente è uno dei meno religiosi al mondo ma al suo interno esistono differenze notevoli, soprattutto tra i paesi centro-orientali e quelli occidentali.

 

Il centro di ricerca ha compiuto uno studio statistico paese per paese (la mappa interattiva può essere consultata qui) stilando una classifica basata sulla percentuale di coloro che sono “molto religiosi” in ogni stato. Per arrivare a un valore che riassuma il livello di religiosità di ogni stato europeo, il centro di ricerca ha preso in considerazione quattro elementi: quante volte al mese ogni individuo interpellato va in chiesa; se prega ogni giorni; se crede in Dio con assoluta certezza; se considera la religione molto importante. Se un intervistato riporta tre valutazioni elevate e una bassa, oppure se due valori sono elevati e altri due non troppo bassi, la religiosità di quell’individuo avrà una valutazione complessiva alta.

    

I risultati così ottenuti dicono che i paesi più religiosi sono generalmente quelli dell’Europa orientale e centrale, mentre quelli del versante occidentale lo sono meno. Lo stato in assoluto più devoto dei 34 presi in considerazione (lo studio prende in considerazione l’Europa geografica invece di quella politica) è la Romania, con un interpellato su due che considera la religione molto importante per la sua vita e che va regolarmente in chiesa almeno una volta al mese.

 

Guardando la classifica si nota che i paesi più religiosi in assoluto sono quelli a maggioranza cristiano-ortodossa. Oltre alla Romania ci sono l’Armenia, la Georgia, la Grecia, la Moldavia e la Bosnia. I paesi che invece sono in fondo alla classifica sono quelli baltici (l’Estonia è ultima e qui avevamo spiegato come sia vissuta la religione cristiana in questa regione), quelli scandinavi (in particolare la Danimarca, che è 32esima) e quelli dell’Europa centrale (Francia, Germania e Svizzera). Nell’Europa occidentale, il paese più religioso è il Portogallo, dove il 37 per cento degli intervistati è risultato molto devoto. Sorprende il dato dell’Olanda, solitamente percepita come un paese prevalentemente ateo e che invece si piazza al 18esimo posto. Ed è interessante il risultato opposto raccolto in due paesi, Repubblica ceca e Slovacchia, che meno di trenta anni fa erano uniti nella Cecoslovacchia: la prima si piazza al terzultimo posto, la seconda al 12esimo. L’Italia è 13esima, seguita dall’Irlanda e preceduta dalla Bielorussia.

 

Un altro studio del Pew Research Center ha invece analizzato quanto l’appartenenza religiosa, insieme alle origini degli avi e al proprio luogo di nascita incidano nell’identità nazionale di ognuno.

 

 

I dati raccolti sono interessanti, soprattutto perché prendono in considerazione e comparano due diverse fasce di età, quella compresa tra i 18 e i 34 anni e quella degli over 35. In alcuni paesi europei la differenza di età non incide e sia i più giovani sia i più anziani ritengono che il luogo di nascita, la fede cristiana e l’origine dei propri avi determinino in modo importante la loro identità nazionale. Questo vale per l’Armenia, la Grecia, la Russia e l’Ucraina, solo per fare qualche esempio. In generale i paesi dell’Europa centro-orientale sono più inclini a pensare che la fede cristiana sia fondamentale nel determinare la propria identità nazionale. Sempre nell’Europa centro-orientale i dati non differiscono molto tra le due classi di età prese in considerazione; in questi paesi i giovani sono solitamente ancora più convinti degli adulti dell’importanza della religione, delle origini e del luogo di nascita nel determinare la propria identità nazionale.

 

Nell’Europa occidentale il dato è diverso: gli over 35 sono molti di più rispetto ai giovani nel ritenere che essere cristiani sia fondamentale per la propria appartenenza nazionale. E’ così in Finlandia e in Irlanda, soprattutto. In Italia il divario di età è molto marcato: il 41 per cento dei più giovani ritiene che i tre parametri non incidano sulla propria identità nazionale, mentre il 56 per cento degli over 35 li considera determinanti.

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Commenti all'articolo

  • branzanti

    06 Dicembre 2018 - 20:08

    È molto positivo che i giovani siano meno coinvolti dalle diverse superstizioni. So che non avrò tempo sufficiente per vedere il giorno in cui le superstizioni saranno solo un ricordo, ma sono certo che accadrà. Solo allora sarà chiaro che la sfera spirituale (il sacro lo chiamano i credenti) è parte di noi e non va ricercato in qualche entità esterna. E alla vita dell'uomo si apriranno orizzonti inesplorati, mai consentiti dalla gabbia della religione.

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