Un Papa ripetitivo e poco carismatico

Francesco ha dato troppa corda ai suoi lupetti. E ora è in confusione

18 Gennaio 2018 alle 06:00

Un Papa ripetitivo e poco carismatico

Foto LaPresse

Il Papa trova le folle dove le cerca, le folle lo cercano, il codazzo delle autorità politiche e spirituali non manca, ma per Francesco si moltiplicano i problemi. Stranamente, la sua postura, ogni Papa ne ha una, appare ripetitiva e poco carismatica. Disprezza o sembra disprezzare dottrina teologia dogmatica, sebbene il professor Massimo Borghesi in un suo libro abbia tentato di dimostrare come poteva che Bergoglio ha anche un pensiero e un percorso di cultura importanti. Francesco preferisce una visione antropologica, sociale, ecologica del mondo moderno, con rare puntate critiche sulla “colonizzazione culturale” indotta dal pensiero unico dominante al quale, per il resto, fa spesso e volentieri concessioni dal sapore rassegnato. Dal suo modello, il primo prete della Compagnia di Gesù, Pietro Favre, trae un’ispirazione relativista, improntata alla dolcezza e tenerezza del messaggio evangelico, che nel conflittuale e missionario Cinquecento in cui fu delineata aveva un senso riformatore o controriformatore oggi largamente smarrito. Il suo ideologo più in vista, padre Antonio Spadaro, direttore della Civiltà Cattolica, lo ha costretto, lui consenziente e prono, nei canoni friabili della comunicazione contemporanea e in una atmosfera di aspro confronto con i suoi avversari interni e con le forze vive che sfuggono alla presa del messaggio senza troppa attenzione alla premessa della fede e della sua custodia nella vivente, malleabile ma irriducibile tradizione cattolica. Ha rotto con il teologo ratzingeriano Gerhard Ludwig Müller, che alla congregazione per la Dottrina della fede lo aveva filialmente corretto ma non sfidato, e lo ha bruscamente licenziato, abbracciando il sogno ecumenista della “chiesa domestica” luterana e della famiglia allargata, molto allargata, coltivato dalla “teologia in ginocchio” del cardinale Walter Kasper.

 

Secondo lo schema polemico elaborato dai suoi mentori e amici, doveva essere un profeta azzannato dai lupi, invece con i suoi metodi di emarginazione del dissenso, di centralismo papista anche nelle scelte di decentramento, con il suo rigetto della disputa aperta, con una certa sua stizza, che era per sua ammissione parte del suo cattivo carattere dalle origini episcopali argentine, Francesco risulta lupo tra i lupi. In più è evidente il disordine nella gestione in capo al complesso di Santa Marta, e ora l’opinione secolare che gli aveva aperto le braccia puntando su un ulteriore ridimensionamento del posto della chiesa nella spazio pubblico dopo la Renuntiatio di Benedetto XVI, ora quell’opinione tende a ritrarsi, a lasciare nuovo spazio alle chiacchiere malevole sul management finanziario vaticano e sulla condotta morale del piccolo e grande clero, tuttora azzoppato dalla campagna ossessiva sulla pedofilia, che sembrava tramontata con il nuovo pontificato. Questo Papa dice e fa molte cose giuste e anche belle, c’è un qualcosa di vitale e di imprevedibile nella sua predicazione e nelle sue uscite, salvo gaffe imperdonabili come quella sulla violenza cattolica della cronaca nera paragonata al jihadismo islamico, sul natalismo “da conigli” che la sua chiesa respinge e censura, e altre, molte, concessioni maldestre al politicamente corretto. Ma il progetto in sé sacrosanto di riconquistare il secolo senza proselitismo, abdicando perfino all’idea di un Dio cattolico, con i mezzi del secolo, questa ipotesi radicale e conservatrice insieme, si è come imbrogliata e arenata.

 

Ciò che Francesco sembrava voler evitare, la trasformazione di una chiesa moderna in una organizzazione non governativa per l’assistenza alle ferite contemporanee nell’ospedale da campo, prende corpo invece nella vita quotidiana di un papato indifferente al vangelo come segno di contraddizione, come alta scuola di cultura e di umanità. All’aggiornamento dell’aggiornamento del Vaticano II, lo si vede a occhio nudo, mancano il dubbio metodico, la sottigliezza letteraria e teologica, le frenate lacrimanti di un Paolo VI. Francesco ha dato troppo spazio, troppa corda, ai lupetti che lo circondano, tipo quel vicepapa honduregno, O. R. Maradiaga, che si faceva beffe dei teologi tedeschi e delle loro rigidità, e che ora appare una figura fin troppo elastica in una corte papale fin troppo chiusa.

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  • Beresina

    Beresina

    23 Gennaio 2018 - 10:10

    Mi sembra che nel commentare la situazione della chiesa attuale; e non mi riferisco solo a questo articolo, si dimentichi che la crisi della chiesa attuale, cominciata ben prime di papa Francesco, nasce da un fatto momto semplice: gli uomini di chiesa sono i primi a non credere più. Significqtivo l'episodio del prete che a Torino durante la Messa, dice che non reciterà il Credo perché non ci crede. Dove sono le reazioni indignate delle autorità ecclesiastiche, a cominciare dal Papa? Il fatto è che questo pseudo prete dice apertaamente quello che molti; troppi, nel corpo ecclesiastico pensano, anche s elo esperimerebbero con più forbito linguaggio pseudo teologico. Il compito del Papa dovrebbe essere anzitutto di raforzare i fratelli nella fede; quindi combattere con decisione posizioni del genere: Ma di certo Francesco non lo fa, anzi si appoggia a capofila di questo modo di pensare; come il cardinale Kasper. Ma anche prima; compreso Benedetto XVI; che cosa è stato fatto7

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  • giantrombetta

    19 Gennaio 2018 - 09:09

    E a proposito dell’ ossessione della pedofilia, udito il nuovo violento anatema di Papa Francesco in Perù contro i preti pedofili, mi sono chiesto come questa condanna giustamente enfatizzata dai media mondiali si collochi dentro alle esortazioni alla misericordia ed al perdono di tutti i peccatori fratelli in Cristo e figli di Dio che fin dal primo giorno hanno contrassegnato il magistero papale gesuita e francescano.

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  • giantrombetta

    19 Gennaio 2018 - 09:09

    L’indifferenza al Vangelo come segno di contraddizione, come alta scuola di cultura e umanità: non si poteva dir meglio, caro Giuliano, per caratterizzare queso papato. Mi fai ricordare cosa scrisse il grande Gianni Brera ( un ateo devoto ante litteram? ) sul Guerin sportivo a proposito del Vangelo. Cito a memoria e dunque con qualche approssimazione, ma dentro a cronache calcistiche Brera tenne a sottolineare che credenti o meno alcuno poteva negare essere il Vengelo il più bel libro che mai sia stato scritto. Anche in considerazione di ciò proprio quella che tu denunci come indifferenza al Vangelo mi induce a considerare comizi e non omelie le esortazioni di Papa Francesco. Mi scuso per l’irrispettosa volgarita’ , ma ciò penso pure di qualche paragrafo delle sue encicliche. Posso sbagliarmi, ma poi mi tocca sentire che il magistrato Emiliano, governatore della Puglia e alto dirigente del Pd, sostiene che Renzi e il suo partito dovrebbero ispirarsi ad Amor Laetitia nel governare.

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    18 Gennaio 2018 - 14:02

    Il Papa che ha saputo traghettare la Chiesa Cristiana dal secondo al terzo millennio è stato Karol (Magno), con la presenza di Maria Madre della Chiesa. Nel Cristianesimo non c'è nulla da aggiornare, rimodernare, migliorare, se non ognuno la propria fede in Gesù, che è sempre lo stesso, ieri, oggi, sempre. Tutto il resto, passa.

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