Le bombe accolgono il Papa in Cile

Tensione a pochi giorni dall’arrivo di Francesco per un viaggio “non semplice”

12 Gennaio 2018 alle 20:49

Le bombe accolgono il Papa in Cile

Quattro attentati contro altrettante chiese cattoliche di Santiago del Cile quando mancano tre giorni all’arrivo del Papa. La nunziatura apostolica occupata da un gruppo legato all’ex candidata alle presidenziali, Roxana Miranda. Un opuscolo che, lasciato davanti a una delle chiese colpite, lancia sinistre minacce: “Libertà per tutti i prigionieri politici nel mondo, Wallmapu libero, autonomia e resistenza. Papa Francesco, le prossime bombe saranno sotto il tuo abito talare”. L’altro giorno, in un’ampia intervista concessa a Vatican News, il cardinale segretario di stato, Pietro Parolin, aveva definito “non semplice” la spedizione di Bergoglio in America latina (prima tappa il Cile, poi in Perù), ma era difficile immaginare che la vigilia sarebbe stata caratterizzata da bombe e minacce di morte. La presidente uscente Michelle Bachelet tenta di arginare il caso, spiega che è tutto “molto strano” e ricorda che si può manifestare “con qualche cartello”. Padre Felipe Herrera, portavoce della commissione nazionale della visita del Papa, ha chiarito che non si tratta di terrorismo ma di gruppi in cerca di visibilità. A ogni modo “sono il segno di uno scontento sociale altissimo. Dicono che la chiesa sia complice”. Sarà una settimana complicata, non troppo diversa da quella vissuta lo scorso novembre in occasione del viaggio in Myanmar e Bangladesh, uno tra i più delicati del pontificato dal punto di vista diplomatico. Di certo, poi, non ha contribuito a rasserenare il clima quanto detto dal portavoce dei vescovi argentini, Jorge Oesterheld: “E’ doloroso che il Papa passi vicino al nostro paese, ma dall’altra parte”.

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    12 Gennaio 2018 - 23:11

    Fin dal dell'elezione tutto il "socio-cattolicesimo maturo" esultante, finalmente in lacrime per un "Papa che rivoluzionerà tutto!". Beh, non c'è "dubia" che cominciano a cascare i primi frutti della "rivoluzione", e sembra facciano venire mal di pancia. Qualcuno pare che abbia detto - anche se, secondo il capo dei gesuiti, "illo tempore" non c'erano i registratori - che "dai frutti si vede l'albero. Ma non fa niente. Noi ci sentiamo semmai provati e come sempre in difficoltà ad andare avanti, però anche sostenuti e confortati, mai smarriti: proseguiamo una strada ardua ma sicura tracciata da Abramo fino a San J.P.II e Benedetto XVI. Se c'era una divina rivoluzione da fare Gesù l'ha fatta, per sempre e per tutti. E Gesù rimane sempre quello, ieri, oggi, sempre. Detto questo, speriamo bene, sempre.

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