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Al Sinodo è l'ora delle lobby: ai briefing tedeschi rispondono gli africani

Matteo Matzuzzi
Secondo alcuni padri l’Instrumentum laboris non “presenta i fatti in modo comprensivo” e che dà risalto solo a quel che si pensa nell’Europa occidentale. 

Roma. Al Sinodo è il tempo di fare lobbying, di dividersi in gruppi e congreghe per spingere determinate posizioni. E’ la storia dei Concili e dei Sinodi, niente di nuovo. L’ha detto con leggerezza l’arcivescovo di Philadelphia, il cappuccino Charles J. Chaput, durante il consueto briefing con i giornalisti. C’è sempre il clima fraterno e d’amicizia tra i padri; nessuno mette in dubbio che lo spirito di collaborazione e di gioia spiri veemente tra gli scomodi banchi lignei dell’Aula nuova. Poi, però, ci s’organizza per far prevalere la propria posizione. E uno dei temi del contendere, oggi, è l’Instrumentum laboris. Sarà anche la traccia ufficiale di lavoro per questo Sinodo ordinario, ma diversi padri hanno chiesto la parola in Aula per dire che quel documento non “presenta i fatti in modo comprensivo” e che dà ampio risalto solo a quel che si pensa nell’Europa occidentale.

 

A sostenerlo non sono spifferi twittati da qualche reverendo padre, bensì sempre la voce di Chaput. Eletto relatore del circolo minore “Anglicus D” (moderatore è il cardinale canadese Thomas Collins), il presule americano ha subito spiegato che già nelle prime discussioni del gruppo si è evidenziato come l’Instrumentum laboris non rifletta la posizione della Chiesa universale. Su quel documento, nel corso dell’ora di interventi liberi, parecchi padri hanno espresso perplessità, in quanto metterebbe in luce preoccupazioni e desiderata di determinate situazioni ecclesiali senza fedeli a scapito di realtà ben più vivaci e dinamiche. Il relatore del circolo “Gallicus A”, il vescovo di Lille mons. Laurent Ulrich ha osservato in merito come le sfide in Africa siano ben diverse da quelle che interessano l’occidente e che non si può fare a meno di notare la crescita costante della chiesa africana. Non è un caso che i presuli africani, determinati a far sentire la propria voce in Aula – il cardinale Robert Sarah è stato eletto moderatore del secondo circolo francofono – abbiano organizzato un incontro con i media, mercoledì, che fa da contraltare a quello tenuto lunedì sera dalla schiera dei padri tedeschi capitanati da Reinhard Marx.

 

[**Video_box_2**]Con il lavoro nei tredici gruppi ristretti, in plenaria si parla solo a sera, quando ciascuno può dire la sua. Qualche padre ha scelto di pubblicare il proprio intervento, altri preferiscono mandare messaggi su Twitter. Magari anche rivelando al mondo quel che il Pontefice ha detto martedì mattina, visto che non è stato diffuso un testo ufficiale, al di là della ricostruzione fornita da Padre Lombardi ai giornalisti sul Papa che ha assicurato l’intangibilità della dottrina sul matrimonio. Netto, sul tema, è stato il giudizio di Chaput circa la possibilità di devolvere poteri dottrinali alle conferenze episcopali locali: “Non penso sia cosa opportuna”.

  • Matteo Matzuzzi
  • Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.