Gennaio 2015, terza udienza processo strage 904, testimonianza di Giovanni Brusca (LaPresse)

È ricomparso Giovanni Brusca

Massimo Bordin

L'uomo che ha premuto personalmente il telecomando della strage di Capaci dice e non dice, da buon mafioso, ma ora ha ripreso ad accennare a Berlusconi. Si apre un altro capitolo di una storia che è sempre la stessa

Ieri qui ci si è occupati della commissione Antimafia della regione Sicilia e delle polemiche connesse al depistaggio sulla strage di via D’Amelio operato attraverso le false deposizioni del pentito Scarantino. Un personaggio decisamente minore, nemmeno membro di Cosa Nostra ma semplicemente ai margini della illegalità diffusa nel quartiere palermitano della Guadagna. Le sue false dichiarazioni non potevano risalire a una sua iniziativa. Eppure Scarantino, e i suoi non troppo oscuri burattinai, sono al centro dell’attenzione sul tema del depistaggio sulle stragi e gli eventuali mandanti occulti, mentre torna a fare capolino sulla stessa materia, un altro personaggio di spessore ben diverso.

 

Annunciato da un piccolo articolo sulla Stampa, poi ripreso con attenzione molto più ampia dal Fatto, è ricomparso Giovanni Brusca. L’uomo che ha premuto personalmente il telecomando della strage di Capaci, che ha ordinato lo strangolamento e lo scioglimento nell’acido di un ragazzino oltre a innumerevoli delitti commessi o ordinati nella sua veste di capo della potente famiglia di S. Giuseppe Jato. Altro che Scarantino. La situazione di Brusca è complicata, si potrebbe definire un collaboratore di giustizia in stand-by. Resta in carcere, sotto protezione. Il mensile che gli era stato assegnato è stato revocato e la sua attendibilità risulta scalfita ma a tratti ripresa in considerazione. Brusca dice e non dice, da buon mafioso, ma ora ha ripreso ad accennare a Berlusconi. Si apre un altro capitolo di una storia che è sempre la stessa. Stavolta però non c’è da chiedersi chi ci sia dietro. Brusca non è il tipo, gioca in proprio.