Giornalisti dalla parte sbagliata

Manifestanti del presidio filopalestinese di Piazza S.Marco. In primo piano il giornalista Fulvio Grimaldi (ph. LaPresse)
Quando poi si occupava di politica estera era un perfetto cultore del terzomondismo, in una sua versione particolarmente sconclusionata. Grimaldi è a suo modo una icona. Abbronzato, sempre con un giubbotto jeans e i Ray-Ban anche la sera. Lo capì a suo tempo il regista Elio Petri che gli fece interpretare il ruolo di giornalista in suo famoso film dei primi anni anni 70, “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”, con un indimenticabile Gian Maria Volontè nella parte di un poliziotto omicida. Grimaldi era il cronista di sinistra che il vicequestore assassino utilizzava per le fughe di notizie. Ora scrive meno ma recentemente ho trovato in libreria un suo libro di memorie, “Un Sessantotto lungo una vita”. E che la sua vita sia stata finora avventurosa non c’è dubbio, fra il bloody sunday di Londonderry e lo Yemen.
C’è però un ricordo di infanzia singolare e drammatico che Grimaldi valorizza. Poco più che decenne, residente in un paesino tedesco alla fine della guerra, all’arrivo degli alleati racconta che con alcuni coetanei sparò a mitraglia contro i carri che avanzavano. Grimaldi racconta di averlo fatto in memoria di un suo coetaneo morto in un bombardamento. Rivendica l’azione collocandola “dalla parte sbagliata contro un bersaglio giusto”. Giusto, scrive. “Una nobilissima cazzata”, scrive più avanti. Nel libro poi ne sono raccontate molte altre.