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L’indignazione in ritardo per Salvini “Alla lavagna”

Venti ragazzini al servizio di un leader politico, per aiutarlo a dimostrare che agisce con le migliori intenzioni. E’ spaventoso? Certo che sì. Stupirsene, però, è ingenuo

13 Novembre 2018 alle 20:10

L’indignazione in ritardo per “Alla lavagna” su Raitre

Una scena del programma andato in onda su Raitre

Roma. Un tempo i bambini in tv andavano a fare marachelle e giochini, senza seguire alcun copione – o almeno così sembrava. “Il Carosello”, “Lo Zecchino d’Oro”, “Chi ha incastrato Peter Pan?”. E adesso? “Facciamo anche domande scomode” e “mettiamo alla prova i grandi”, hanno detto, in apertura di puntata, i piccoletti di “Alla lavagna”, il nuovo programma di Raitre (la Raitre che è diventata la Retequattro della Rai) che ha debuttato lunedì sera e ha fatto indignare moltissimo gli italiani da casa, perché ospite (ostaggio?) dei 20 ragazzini non c’era un adulto qualsiasi, ma il ministro dell’Interno che rispondeva alle domande.

  

Ministro, lei è razzista? E come intende risolvere il problema delle fake news? E quello del bullismo a scuola? Chi urla è sempre cattivo? Vada alla lavagna, scriva sovranismo e ci spieghi cosa significa. Praticamente una conferenza stampa a Palazzo Chigi, però Salvini aveva la camicia sbottonata, più di quanto sia consentito a un impiegato semplice in agosto. Gli italiani si sono arrabbiati e hanno scritto su Twitter che la trasmissione strumentalizza i bambini, fa propaganda politica, usa metodi da Istituto Luce. Antonio Polito ha scritto che l’uso politico dei bambini non è una novità, ma che non era mai successo che prendessero addirittura la parola (prima erano gioventù granitica e s’esibivano per i regimi, poi sono stati fotografie strappalacrime, manifestanti arcobalenati, ma sempre silenti: testimoni, non latori). Su Raitre s’è visto qualcosa di peggio: venti ragazzini messi al servizio di un leader politico, per aiutarlo a dimostrare che lui agisce con le migliori intenzioni. E’ spaventoso? Certo che sì. Stupirsene, però, è ingenuo. Sono anni che politicizziamo i bambini con giochi correttivi e favole femministe, animaliste, ecologiste, antirazziste, antifasciste. Ora i soggetti politicizzati sono diventati politici (a loro insaputa, naturalmente).

 

Laura Stoker, politologa dell’università di Berkeley, ha detto all’Atlantic che “i bambini sanno di essere democratici prima ancora di sapere cosa sia un democratico”. Negli Stati Uniti la letteratura per l’infanzia è da anni al servizio di messaggi politici di stampo progressista. Vanno forte il femminismo e l’integrazione. Per rendersi conto del fenomeno basta leggere i titoli dei libri illustrati, ovvero quelli rivolti ai bambini in età prescolare: “W is For Welcome”; “One of a kind like me”; “A is for Activist”. Cosa c’è dietro un genitore che, alla sera, sfoglia con i propri figli la biografia di Angela Davis adattata per seienni? Un adulto benintenzionato che vuole vaccinare il futuro. Un adulto che tenta di risparmiarsi i conflitti futuri, imprimendo nei propri figli la sua idea di mondo: “Genitori che impongono di adottare i loro valori”, ha detto Laura Stoker.

  

“La sinistra arruola bambini per il sì allo ius soli”: è un titolo del Giornale dello scorso anno ed è simile a molti titoli che abbiamo letto, negli anni, inorridendo tutte le volte, senza che servisse a niente. Vedrete se non ci affezioneremo anche ai venti bimbetti di Alla lavagna. Se non finiremo col convincerci che quelle domande così pertinenti siano farina del loro sacco e che per essere giornalisti liberi e con la schiena dritta si dev’essere bambini, per manifesta incapacità degli adulti.

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Commenti all'articolo

  • federico.bellini

    14 Novembre 2018 - 14:02

    Nulla! Lei collega due questioni che non c'entrano assolutamente nulla. Senza neanche fare lo sforzo di simulare un'argomentazione. Forse è questo, prima di ogni altra cosa, che dovremmo insegnare ai nostri bambini: costruire, sostenere e difendere una tesi per poterle poi confrontare con quelle altrui. Sciandivasci, potrebbe provare anche lei a ripartire da qui.

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  • claudia123

    14 Novembre 2018 - 12:12

    Cerco di insegnare a mia figlia dei valori, come l'onestà, il coraggio, l'impegno, la generosità. Non mi pare siano valori di destra o di sinistra. Non capisco bene il nesso tra i libri sulle diversità e sull'inclusione e un ministro a cui piace vincere facile rispondendo alle domande dei bambini. Mia figlia va a scuola e ci sono bimbi cinesi. La sua migliore amica è cinese. Lo so io, lo sa suo padre, ma per lei è semplicemente la sua amica. Che magari ha abitudini diverse dalle sue, che magari l'italiano ancora lo parla così-così. Ma sono cose a cui lei non fa nemmeno caso. Sono i grandi che glielo fanno notare, i nonni che quando lei dice "lei è la mia amica" le rispondono "ma hai visto che è cinesina?" Non "politicizzo" mia figlia, ma cosa dovrei dirle, che se ci sono due uomini che si baciano deve provare schifo? Certo le dico anche che i figli li fanno uomo e donna, perchè questa è la realtà. Ma ciò non significa che uomo e uomo o donna e donna non possano comunque volersi bene

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    • Skybolt

      14 Novembre 2018 - 14:02

      Cara Claudia, secondo molti pedagogisti lei dovrebbe dire a sua figlia che se due uomini si baciano è più bello. Ma anche due donne, ben inteso. E che i bianchi devono vergognarsi, che gli africani sono migliori, etc etc certo, non troverà nei manuali e nelle circolari le cose dette in modo così chiaro, ma se sa leggere il linguaggio degli esperti, quello è. Guardi cosa sta succedendo in UK e in parte in USA.

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