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Scafarto è un pasticcione o un depistatore?

Il maggiore è indagato, tutt’ora, per i reati di rivelazione di segreto istruttorio, falso e depistaggio. Il tribunale del Riesame ha dato ragione solamente alla difesa sostenendo che, per quello che c’è finora negli atti, può rimanere il dubbio

28 Marzo 2018 alle 20:52

Scafarto è un pasticcione o un depistatore?

Foto LaPresse

Dopo la decisione del tribunale del riesame che ha annullato la sospensione dal servizio del maggiore dei carabinieri Gianpaolo Scafarto, se alcuni giornali avessero titolato segnalando al lettore come la difesa dell’ufficiale avesse segnato un punto a suo favore non ci sarebbe stato nulla da eccepire.

 

L’uso di verbi come “scagionare” o “riabilitare” può invece ingannare chi legge. La faccenda è noiosa e complicata ma forse merita un approfondimento.

 

Chi doveva prendere la decisione non aveva alcun potere di scagionare o riabilitare ma solo di rispondere a una istanza della difesa che riteneva immotivata la misura cautelare, ovvero la sospensione per un anno dal servizio, decisa dai pubblici ministeri. Il maggiore Scafarto è indagato, tutt’ora, per i reati di rivelazione di segreto istruttorio, falso e depistaggio. Il tribunale ha dato ragione alla difesa sostenendo che, per quello che c’è finora negli atti, può rimanere il dubbio che il maggiore più che un falso premeditato abbia combinato un pasticcio e dunque possa essere considerato piuttosto che un depistatore un pasticcione che può dunque tornare per ora a fare il carabiniere, visto che pasticci del genere, scrive il giudice del riesame, l’esperienza insegna capitino spesso. A parte l’ultima considerazione, poco consolante per tutti, è innegabile che Scafarto segni un punto. Infatti la procura ha annunciato un ricorso in Cassazione. Quanto all’inchiesta Consip però non è la prima decisione di riesame delle misure cautelari che riguarda imputati e indagati. Per esempio la Cassazione ha annullato per due volte la misura degli arresti domiciliari, disposti dalla magistratura napoletana, per il principale imputato, l’imprenditore Alfredo Romeo che da ieri è libero. Ma non scagionato né riabilitato. O almeno nessuno l’ha scritto.

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Commenti all'articolo

  • travis_bickle

    29 Marzo 2018 - 10:10

    Un altro complotto golpistico della magistratura che non lo era. Lo erano invece i mafiosi ospiti di Arcore, e quelli con cui si facevano affari tramite l'amico bibliofilo Marcello. Lo erano invece i denari sottartti al fisco e portati ai Caraibi.

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