Il dilagare delle fake news quotidiane alimenta il Grande cinema Consip

La procura smentisce i virgolettati attribuiti a Renzi da alcuni quotidiani 

13 Aprile 2018 alle 16:56

Il dilagare delle fake news quotidiane alimenta il Grande cinema Consip

Foto LaPresse

Roma. Ha dovuto rileggere due volte lo stesso titolo, Matteo Renzi: “Caso Consip, Renzi non scioglie i dubbi sulla difesa di Lotti”. Il Corriere della Sera riassume così il contenuto dell’audizione dell’ex premier, avvenuta lo scorso 5 aprile, nell’ambito dell’inchiesta sulla centrale acquisti della Pubblica amministrazione. “Fino a quando dovremo sopportare così tante falsità? Ormai siamo al ridicolo”, commenta l’ex premier al termine della lettura dei quotidiani. Si fa un gran parlare di fake news in rete come di un’enorme emergenza mistificatoria, eppure capita anche alla stampa tradizionale, e non di rado, di inciampare sul sentiero della finzione.

  

Intorno a mezzogiorno l’Ansa trasmette una censura lapidaria proveniente dalla procura capitolina: “I virgolettati apparsi oggi sui quotidiani, relativi al contenuto dell’esame del senatore Matteo Renzi, sono frutto di operazioni di fantasia”. Secondo gli inquirenti, anche le “restanti parti del contenuto dell’audizione sono frutto di illazioni che portano in larghissima parte a conclusioni non corrispondenti al vero”. Chiamatela pure disinformatia. Sui maggiori quotidiani il colloquio di Renzi con il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone, l’aggiunto Paolo Ielo e il pm Mario Palazzi, è presentato come un punto a favore dell’ex ad Consip Luigi Marroni. Secondo il ministro dello Sport, Luca Lotti, le accuse nei suoi confronti sarebbero dettate dal risentimento personale di un ingegnere, Marroni, consapevole che la sua nomina nel giugno 2015 è osteggiata dal fedelissimo di Renzi. Il motivo? Marroni è considerato vicino a Enrico Rossi, governatore della Toscana in rotta di collisione con l’ex premier al punto di lasciare il Pd e aderire a Leu. Sentito dai pm come persona informata dei fatti, Renzi conferma che ai tempi della nomina Marroni era sgradito a Lotti, ma nonostante ciò decideva di affidare quel ruolo di garanzia a una persona esterna al cerchio ristretto. La fake news però aggiunge una ciliegina, indigesta agli stessi pm di piazzale Clodio: nel corso dell’audizione, l’ex segretario del Pd – contraddicendo il suo braccio destro – avrebbe negato eventuali dissapori o tensioni tra Lotti e Marroni.

  

Intanto, mentre i giornalisti schermagliano in punta di fioretto alla vana ricerca di un coup de théâtre che non c’è, nel Grande Cinema Consip incuriosisce la strategia di Marroni che – a differenza dell’ex presidente Luigi Ferrara – non ha mai ritrattato le dichiarazioni rese per la prima volta al pm Henry J. Woodcock nel dicembre 2016. Marroni è solo un testimone, non necessita di un difensore, eppure ha nominato un avvocato di fiducia, Luigi Li Gotti, annunciando il deposito, a distanza di quasi due anni, della corrispondenza email con l’ex ufficio del ministro renziano. Li Gotti è un avvocato calabrese con una militanza ultratrentennale a destra, prima nelle file del Movimento sociale italiano, poi in Alleanza nazionale fino all’adesione all’Italia dei valori. Già sottosegretario alla Giustizia nel secondo governo Prodi, nel 2008 Li Gotti è eletto senatore per il partito di Antonio Di Pietro. Tra gli imputati eccellenti da lui rappresentati in giudizio, si annoverano mafiosi del calibro di Tommaso Buscetta, Totuccio Contorno, Giovanni Brusca, Gaspare Mutolo e Francesco Marino Mannoia. Il tratto comune di tale schiera, ben radicata dalle parti di Palermo, è che, a un certo punto, ciascuno di loro ha voltato le spalle a Cosa nostra per imboccare la via del pentimento. Quando nel 1995 Buscetta, da uomo libero, si concesse una crociera nel Mediterraneo scatenando più d’una polemica, Li Gotti difese il “sogno” dell’ex boss dei due mondi: “Se Andreotti va al cinquantenario dell’Onu a New York, Buscetta può benissimo andare nel Mediterraneo. No?”.

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