Il bivio del M5s davanti al caso Muraro

Massimo Bordin
Se il Movimento volesse difenderla, potrebbe continuare a farlo con gli argomenti usati finora, del tipo “I giornali non hanno di meglio da scrivere?” oppure “Siamo sotto attacco dei poteri forti”.

La vicenda giudiziaria dell’assessore Paola Muraro, con la sua larga eco mediatica, pone il M5s di fronte a un bivio, preliminare e più importante della scelta sulla permanenza in giunta o meno della indagata. Se il Movimento volesse difenderla, potrebbe continuare a farlo con gli argomenti usati finora, del tipo “I giornali non hanno di meglio da scrivere?” oppure “Siamo sotto attacco dei poteri forti”. Combinati con le affermazioni della stessa Muraro “Il problema non sono io ma i rifiuti”, detto da una decennale consulente dell’Ama, che di rifiuti si occupa e non di Olimpiadi. Possono continuare così ma è ragionevole prevedere che finiranno sommersi da insulti e pernacchie, non solo degli avversari.

 

Oppure, in alternativa, una strada l’avrebbero. Potrebbero chiedere ai pm di Mafia Capitale: “Come sarebbe a dire nuove telefonate inserite nel fascicolo di indagine? Ovviamente quelle telefonate c’erano già ed erano rimaste archiviate allo stato di brogliaccio perché ritenute prive di rilevanza penale e finanche processuale. Cosa ha spinto alla rilettura, come scrive l’Agenzia Italia, i pm? Il fatto nuovo, il motore che ha dato la spinta, è stato la nomina ad assessore della giunta Raggi. Viene riconsiderata la posizione penale di Muraro alla luce non di novità processuali ma di novità politiche. E’ il criterio che certa magistratura adotta da ormai decenni. Mettono da parte, schedano e quando si presenta l’occasione tirano fuori. Sarebbe stato giustificato andare a ripescare quelle telefonate se Muraro fosse accusata di uno specifico reato ma l’indagine è partita dalla sua nomina. Che reato non è”. Ma non lo faranno.

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