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La truffa del grillismo

A Roma non è in crisi solo una sindaca e un’assessora. E’ in stato patologico un intero progetto antipolitico fondato sul pressappochismo, la demagogia, l’inettitudine, l’obliquità, l’uso sbagliato del congiuntivo. Non coglionateci, ok? – di Giuliano Ferrara

4 Ottobre 2016 alle 19:53

La truffa del grillismo

Una riunione della Giunta Capitolina in Campidoglio, al cnetro Paola Muraro (foto LaPresse)

Il caso dell’assessore Paola Muraro è diventato un rimpallo stucchevole sul tema del garantismo e dei due pesi e misure nell’applicarlo agli amici e disapplicarlo ai nemici. La questione non è lì, e ovviamente non è nel decidere, cosa impossibile, per una eventuale colpevolezza finale, accertata in modi acconci, dell’amministratrice della giunta Raggi indagata e “opportunamente” esposta da un coacervo di iniziative tra le quali primeggiano, a parte il merito giudiziario, soffiate alla stampa e intercettazioni intrusive, anche di natura privata. Il Foglio ha già detto la sua. Mafia Capitale è una fanfaluca, attaccare la Muraro perché complice di Mafia Capitale è anch’essa una fanfaluca.

 

Bisogna astenersi dal convalidare, anche solo per spirito di ritorsione polemica, i teoremi generici, astratti, tortuosi e poco credibili della pubblica accusa e della campagna ridicola imbastita al suo seguito. Marco Travaglio da tempo ha chiesto le dimissioni della Muraro, ma la sua è una preoccupazione politica anche piuttosto strumentale, il puntiglio di uno che del garantismo non sa che farne e che sta sempre e comunque dalla parte dell’azione penale, uno che su robe come Mafia Capitale ci campa da tribuno e da editore.

 

Il fatto è che l’assessore all’Ambiente, in una città come Roma e in un contesto come quello della gestione dei rifiuti nella capitale del paese, la città più grande, più gonfia e più sporca, non è un dettaglio di secondo livello. La Muraro sarà sicuramente non colpevole, almeno fino a prova contraria, di quanto le si addebita, ma è il perno di un sistema lubrificato di malagestione o di gestione dubbia del settore ambientalmente ed economicamente cruciale delle discariche, del trattamento dei rifiuti eccetera. Lo è da molti anni, nella sua funzione di consulente e di eminenza grigia di strutture comunali e di intermediario con affaristi e imprenditori del settore di varia provenienza e credibilità amministrativa.

 

Chi ha scelto e perché di mettere la Muraro nel cuore operativo di una giunta amministrativa che perde pezzi e ingrassa ogni giorno di polemiche opache, che si nutre di evidenti rancori di partito, è sotto osservazione della ragioneria municipale per incapacità anche solo a capire i problemi della città, indebitata e sulla via fallimentare, che ha già nell’ex assessore al Bilancio un critico severo, in mezzo a scelte giudicate discutibili di collaboratori dell’ufficio del sindaco, a compensi non in linea con le promesse, e che ha gestito malamente un viavai di assessori, di capi di gabinetto, di vice sindaci senza un elemento di continuità o di discontinuità visibile?

 

Quando Grillo e Casaleggio, evidentemente preoccupati della circostanza per loro ambigua, e scandalosa agli occhi perfino della maggioranza d’emergenza che ha votato la Raggi sull’onda della montatura in disfacimento di Mafia Capitale e del fallimento dei partiti romani, dicono che “non siamo mai stati così uniti”, è chiaro che ci stanno coglionando come due leaderini qualsiasi e con un linguaggio qualsiasi, un gergo partitocratico che non si sentiva da tempo nella sua impudenza. Ecco. Dovrebbero invece spiegare come mai il movimento del non-statuto, la grancassa webbara che pretende di selezionare la classe dirigente al di fuori di un meccanismo di scelta serio, con tanto di penali e di altri strumenti di controllo paramafioso degli “eletti”, ha prodotto con la Raggi, non solo e non tanto una irredimibile incompetenza, ma anche un groviglio di non detto, di vischiosità, di impenetrabilità politica.

 

La questione non è un assessore con l’imputazione di falso in bilancio, o con un curriculum che appare ogni giorno di più incompatibile con un ricambio e una spinta riformatrice negli apparati amministrativi, piuttosto si tratta del primo vero esperimento di governo del movimento che si vuole extra-politico, mondo dei difetti della manovra di potere, e che invece si rivela la quintessenza dell’umbratile, dell’indecifrabile, dell’inganno reciproco, della malmostosità e dell’inidoneità al governo della cosa pubblica. Troppo facile dire che si applica alla Muraro lo stesso iniquo metodo che è applicato ai cosiddetti membri della “casta” o, viceversa, imputare a lei di essere quel che è, non il massimo quanto a trasparenza. T

 

roppo facile sorridere di quel suo sguardo sghembo, di quelle affermazioni rituali e insincere secondo cui lei è lì all’ambiente per fare la rivoluzione e gli interessi si coalizzano per colpirla. Anche lei ci cogliona, quando parla così. Meglio cercare di avvicinarsi alla verità: la giunta Raggi è bacata dal di dentro, il meccanismo della scelta e della promozione di uomini e ruoli ha mostrato di essere una collosa sequela di imposture. Non è in crisi solo una sindaca e un’assessora, è in evidente stato patologico un intero progetto antipolitico fondato sul pressappochismo, sulla demagogia, sull’inettitudine, sull’obliquità  e sull’uso sbagliato del congiuntivo. Che i grillini cerchino di tenere botta e di nascondere la realtà è comprensibile, perché lo facciano i loro fiancheggiatori e tifosi nel mondo dei media è meno chiaro.

Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara

Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

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Commenti all'articolo

  • riflessivo

    30 Novembre 2016 - 19:07

    Giuliano Ferrara vede giusto e vede lontano, il suo stile è incisivo neloo smascherare le menzogne, l'incompetenza politica, la demagoia e il pressapochismo, ciò che scrive è meritorio e necessario per non far affogare l'Italia nell'arretratezza e irrilevanza politica ed economica. Un grazie per la sua opera!

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