cerca

La necessaria voce della chiesa sull’eutanasia

La Corte può aprire un varco, gli argini politici non ci sono. E’ ora di agire

7 Settembre 2019 alle 06:00

La necessaria voce della chiesa sull’eutanasia

Foto LaPresse

Il 24 settembre si riunirà la Consulta per deliberare sulla costituzionalità della norma che punisce l’aiuto al suicidio. La deliberazione, che consegue alla richiesta del tribunale che doveva giudicare sull’aiuto fornito a Dj Fabo da parte di Marco Cappato, era stata rinviata di un anno in attesa di una modifica della legge da parte del Parlamento, che non ha provveduto. L’orientamento della Corte è abbastanza prevedibile, nasce dalla convinzione espressa nella relazione di Franco Modugno in cui si legge che “le norme attuali lasciano prive di adeguata tutela determinate situazioni costituzionalmente meritevoli di protezione e da bilanciare con altri beni costituzionalmente rilevanti”. La Corte non può modificare la legge, quindi ne dichiarerà incostituzionale qualche parte, aprendo così la strada all’eutanasia, visto che se l’aiuto al suicidio non sarà più punibile questa sarà la conseguenza pratica. Un intervento legislativo avrebbe potuto delimitare le condizioni specifiche della depenalizzazione (come aveva proposto, va detto, la Lega), ma in assenza di una modifica legislativa che lo specifichi, la cassazione degli articoli della legge che definiscono le pene avrà un effetto generalizzato. Com’è noto il M5s è favorevole all’eutanasia, ed è per questo che il lodo proposto dalla Lega non è passato. Nel Pd, a una maggioranza laicista pro eutanasia si contrappone una minoranza che la contrasta in nome del principio di indisponibilità dalla vita, sostenuto non solo dai cattolici. La chiesa, che sul merito ha da sempre una posizione chiara, in questa circostanza ha scelto di tacere. Non vuole dare fastidio a una nuova maggioranza benedetta quasi enfaticamente dai gesuiti? Forse si tratta di una lettura semplicistica e troppo appiattita sulla cronaca politica. Probabilmente le gerarchie ecclesiastiche puntano a un intervento successivo alla sentenza della Consulta che ne delimiti la portata limitando la depenalizzazione a casi specifici. Però, a occhio e croce, sembra assai difficile che, una volta che la Consulta abbia deliberato, il Parlamento, e in particolare la nuova maggioranza, riprenda un tema così complesso e divisivo. Anche a questo si estenderà la benedizione gesuitica?

Redazione

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • Giovanni

    07 Settembre 2019 - 10:11

    Premetto di essere a favore dell'eutanasia quando la malattia sia insanabile e sia portatrice di dolore per il paziente e per i suoi familiari e amici e sopratutto se il paziente desideri la soluzione finale della sua vita. Una morte dolce e pienamente accettata è assai meglio di una morte accompagnata da grandi sofferenze che si prolunga nel tempo fra dolori lancinanti. Lo stesso diritto deve a mio avviso essere accordato a chi non è più cosciente ma ha preventivamente stilato e firmato una richiesta di eutanasia qualora i medici dichiarino l'impossibilità di qualsiasi guarigione o miglioramento

    Report

    Rispondi

Servizi