Barbari foglianti

Discorsi da bar

Roberto Maroni

Il Pd resta un partito diviso, De Luca e Bonaccini scaldano i motori. Parlare nei bar per ripetere la storia: Bossi docet

Il segretario Zingaretti ha (finalmente) deciso: il Partito democratico si schiera per il Sì al referendum costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari. In aula il Pd aveva votato contro, ma si sa, nel rito romano della politica vale tutto e il suo contrario. Nonostante il voto quasi unanime della direzione, tuttavia, il Pd resta un partito diviso. Prima Renzi, ora le tante voci critiche sulla gestione zingarettiana di questi ultimi mesi.

 

L’azione un po' confusa del governo sul Covid-19 e il conflitto quotidiano con gli alleati grillini hanno creato malumori in molti dirigenti, che si preparano ora a scendere in campo. Ne cito due, che conosco bene: Vincenzo De Luca e Stefano Bonaccini. Il re di Napoli (che si appresta a stravincere in Campania) non nasconde più le sue ambizioni di leadership nazionale, mentre il suo collega emiliano studia una mossa a sorpresa: rialzare la bandiera del nord, quella che la Lega ha (per ora) ammainato.

 

“Il nord deve ripartire subito, il sud può aspettare”, ha detto. Addirittura! Nel suo ultimo libro (La destra si può battere) c’è una frase che mi ha colpito: “Sogno una classe dirigente che quando entra in un bar sappia parlare con chi ha di fronte, che è cosa molto diversa da fare discorsi da bar: significa mettersi all’altezza degli occhi delle persone e in sintonia con i loro problemi”. Parole sante, che mi ricordano quando io e Bossi andavamo proprio nei bar a parlare di federalismo e di nord. La storia si ripeterà? Stay tuned.