L' agosto fatale di Salvini e quello fortunato dell'Umbertone

Roberto Maroni

Questo è un mese storicamente fatale per il successo o l'insuccesso dei leader politici

Agosto è un mese strano per la politica. Il solleone romano riserva spesso sorprese inaspettate. Non so dire se è colpa di qualche giornalista in cerca di scoop o del superuomo dannunziano che alberga nei leader. Ma sta di fatto che agosto può essere fatale per il successo (o l’insuccesso) del politico di turno. E’ capitato a Matteo Salvini l’anno scorso, quando all’inizio del mese sfiduciò il governo Conte per andare a elezioni anticipate. Un’operazione molto mediatica e poco attenta alle dinamiche romane, e infatti gli andò male. La mossa agostana riuscì invece al suo predecessore Umberto Bossi con il primo governo Berlusconi, di cui la Lega faceva parte. Incontrai l’Umbertone al mare poco dopo Ferragosto, lui con la mitica canotta e io in giacca e cravatta di ritorno dal Viminale.

 

Mi rivelò che era andato al Quirinale per dire al presidente che in autunno avrebbe fatto cadere Berlusconi. Bossi ce la fece, perché lui sapeva annusare gli umori politici romani e poi i social erano ancora di là da venire. Anche quest’anno il mese di agosto ci regala uno scoop inatteso, il vaffa del “nuovo M5s” al “vecchio M5s”: stop al tetto dei 2 mandati e (soprattutto) via libera "all'alleanza stabile con i partiti tradizionali” (leggi Pd). Funzionerà il nuovo vaffa? Si aprirà quindi per il governo Conte quella prospettiva di stabilità fino al 2023 (magari con rimpasto) che solo sei mesi fa era impossibile immaginare? E come reagirà il centrodestra? A settembre l’ardua sentenza. Stay tuned.

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