Liberaci dal male

Roberto Maroni

Mi piace la novità di Salvini che va a Corleone per il 25 aprile. Rendiamo più moderno e attuale il significato di “liberazione”, basta stereotipi e nostalgie

Ieri l’Italia ha celebrato la Festa della Liberazione. L’ha fatto in modi diversi. Il modo delle alte cariche dello stato, istituzionale e sobrio, che invitano a coltivare la memoria per le nuove generazioni. Il modo solito, quello della sinistra che sfila in corteo cantando Bella Ciao, che inneggia alla resistenza partigiana, che lancia moniti minacciosi alla destra pasticciona di CasaPound, che spera di risorgere dalle macerie del renzismo con la bandiera (per la verità piuttosto logora) dell’antifascismo militante. E poi c’è un modo nuovo, quello di Matteo Salvini, che va a Corleone a inaugurare un nuovo commissariato. Una provocazione? No, una novità. Che mi piace. Lo dico da ex ministro dell’Interno e da cittadino. “Liberiamoci dalla mafia” è il messaggio. Sono d’accordo: rendiamo più moderno e attuale il significato di “liberazione”, basta stereotipi e nostalgie, guardiamo al presente e al futuro. Sono d’accordo e rilancio l’appello alla liberazione parafrasando quel “Liberaci dal male” della nostra tradizione ultra millenaria. Caro Governo, care Istituzioni, liberateci dal male! Il male di una tassazione astronomica, il male di una burocrazia asfissiante, il male dei continui litigi e del conseguente clima di incertezza che allontanano gli investitori internazionali, il male di una magistratura invadente e invasiva che condanna prima di giudicare, il male del dilettantismo di certi ministri campioni di gaffes degne di “Scherzi a Parte”. Viva la (nuova) Liberazione! Stay tuned.