Alexis Tsipras (foto LaPresse)

Oggi la prima Atene-Berlino

Draghi (per ora) tiene nell'euro la Grecia. Merkel a carte coperte

David Carretta

Mr. Euro vede il ministro Varoufakis, non si sbilancia ma aiuta le banche elleniche. Arriva l’Eurogruppo decisivo. Veline incrociate sull’accordo.

Bruxelles. Al decimo giorno al potere, malgrado le dichiarazioni di ottimismo, il governo più sovversivo d’Europa mostra segnali di cedimento, o di rinsavimento, a seconda del punto di vista prediletto. Quel che è certo è che la coppia Alexis Tsipras e Yanis Varoufakis, dopo aver rinunciato a chiedere la cancellazione parziale del debito, ieri ha lasciato intendere che la Grecia è pronta a dialogare alle condizioni poste dai creditori europei. “La storia dell’Ue è di disaccordi, ma alla fine della giornata di compromessi”, ha detto il premier Tsipras, dopo un colloquio con i presidenti di Commissione e Consiglio europeo, Jean-Claude Juncker e Donald Tusk. “Rispettiamo le regole dell’Ue”, ha assicurato il premier: “Vogliamo correggere il quadro di regole, non smantellarlo”.

 

Insomma, “si va nella buona direzione”. Dopo un’ora di faccia a faccia con il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, il ministro delle Finanze Varoufakis ha spiegato che “la Bce è la Banca centrale della Grecia” e “farà tutto quanto è necessario per sostenere gli stati membri della zona euro”. Ma fonti della Bce hanno fatto sapere che Draghi ha chiarito a Varoufakis i limiti del suo mandato e ha chiesto di “dialogare costruttivamente e rapidamente con l’Eurogruppo per preservare la stabilità finanziaria”. L’avvertimento di Draghi è il sintomo dell’impazienza dell’istituzione che ha in mano i destini immediati della Grecia. L’attenzione mediatica è tutta incentrata sull’intransigenza – e sull’esasperato attendismo – di Berlino, dove oggi Varoufakis incontrerà il suo omologo Wolfgang Schäuble. In un documento, scritto in vista di una riunione preparatoria dell’Eurogruppo e rivelato da Reuters, il governo tedesco esige che Tsipras si impegni a non modificare l’attuale programma e abbandoni le promesse elettorali: nessuna marcia indietro sulle riforme, un avanzo primario del 3 per cento quest’anno, la garanzia di rimborsare i debiti a tutti i creditori. La cancelliera Angela Merkel ha detto di aver constatato nelle conversazioni con Matteo Renzi e François Hollande che le posizioni degli europei non sono “molto differenti”.

 

Un Eurogruppo straordinario potrebbe essere convocato l’11 febbraio per iniziare a discutere di alcune concessioni che però non modificherebbero la sostanza del bailout della Grecia: cambiare nome alla Troika, definire il “programma di assistenza” un “contratto”, o ridurre lo sforzo strutturale richiesto. Ma, molto più della Germania, rimane la Bce l’attore chiave dell’attuale tragedia greca. “La Bce deve sostenere le nostre banche in modo che possiamo stare a galla da soli emettendo titoli a breve scadenza”, ha spiegato Varoufakis con molto candore alla Zeit.

 

Il Financial Times ha svelato che la Bce è contraria alla richiesta di Atene di un “finanziamento ponte” fino a giugno per arrivare a un accordo con i creditori, dopo la scadenza del programma di assistenza prevista per il 28 febbraio. Varoufakis ha chiesto ai partner di poter emettere sul mercato 10 miliardi di titoli a breve scadenza per coprire le esigenze finanziarie fino all’estate, superando il tetto di 15 miliardi che era stato concordato tra la Troika e che è già stato raggiunto. Ma la Bce ha già chiesto alle banche greche di non comprare titoli a breve scadenza oltre i 3,5 miliardi, per garantire una gestione prudente della loro liquidità, visti i rischi di una fuga bancaria. Ancora più grave è la minaccia di tagliare la liquidità di emergenza alle banche, che la Bce garantisce attraverso il programma Ela (Emergency liquidity assistance). Secondo alcune stime, 15 miliardi sono usciti dai conti greci dall’inizio di gennaio. Tre banche greche hanno già chiesto di attivare l’Ela, ottenendo 2 miliardi. Ma la Bce, che ieri ha confermato l’Ela, può chiudere il rubinetto in qualsiasi momento, se ritiene che gli istituti di credito non siano più solvibili. Era accaduto con Cipro nel 2013, quando Nicosia rifiutava di firmare il Memorandum di intesa sul programma di salvataggio, salvo convincersi di fronte all’annuncio che la Bce avrebbe tagliato le erogazioni dell’Ela. Senza programma di assistenza finanziaria, o in mancanza di negoziati con l’Eurogruppo, la Bce non è disposta a tenere aperto il rubinetto d’emergenza per le banche greche, né accettare titoli di Atene in garanzia della liquidità ordinaria. Secondo Michel Martinez, economista della Société Générale, se la Bce interromperà l’Ela, la Grecia “non avrà altra scelta” che tornare alla dracma.