Il premier britannico David Cameron (foto AP)

Il rischio di perdere ancora

Così Cameron è finito dritto (e stremato) nella trappola tesa dall'Ukip

Paola Peduzzi

Se anche il “Mr Average” che abita a Rochester oggi vota Farage, il guaio è serio. La strategia sbagliata dei Tory.

Milano. Oggi si vota a Rochester, la cittadina del Kent amata da Charles Dickens, ora trasformata nel teatro dello scontro tra il Partito conservatore e l’Ukip. E’ un’elezione suppletiva determinata dal fatto che l’ormai ex parlamentare conservatore di Rochester e Strood, Mark Reckless, ha lasciato il suo partito per passare con gli indipendentisti di Nigel Farage. La sua defezione è arrivata dopo quella di Douglas Carswell, che ha già vinto nella suppletiva di Clacton ed è diventato il primo parlamentare dell’Ukip a entrare a Westminster. Secondo i sondaggi, ci sono buonissime possibilità che lo schema si ripeta a Rochester – dopo la defezione, la vittoria – ma con alcune aggravanti: se gli abitanti di Clacton hanno molte delle caratteristiche dell’elettorato tipico dell’Ukip (popolazione più anziana, forza lavoro poco qualificata e bianca), a Rochester la faccenda è tutta diversa. Qui soltanto il 22 per cento della forza lavoro non è qualificata, al di sotto della media nazionale; gli anziani oltre i 65 anni sono soltanto il 15 per cento; le minoranze etniche sono numerose; i prezzi delle case e i salari sono allineati alla media nazionale. Cioè, come dicono gli inglesi, “Mr Average” vive a Rochester: se questo signore vota l’Ukip, i Tory hanno un problema serio. Per di più, hanno sciaguratamente fatto una campagna elettorale rincorrendo gli indipendentisti: sulla lavagna del quartier generale dei Tory ci sono scritti tutti i nomi dei conservatori che sono arrivati a Rochester (il diktat del premier, David Cameron, prevedeva anche tre visite nella cittadina) e quel muro testimonia fedeltà e disciplina, ma la candidata dei Tory, Kelly Tolhurst, è arrivata a prendere le distanze dal governo sull’immigrazione, al punto che i suoi ultimi volantini recitano: Votateci, perché siamo arrabbiati anche noi. Ora, si può battere l’Ukip sul terreno della rabbia e della protesta? Difficile. Tim Bale, professore alla Queen Mary University di Londra e autore di due bei saggi sul Partito conservatore, dice al Foglio che “già da qualche anno, persino prima del 2010, i Tory hanno adottato una strategia che li ha fatti finire dritti nella trappola dell’Ukip”.

 

La trappola ideata da Farage prevede che tutti i partiti discutano i temi cari all’Ukip, l’immigrazione e l’Europa in testa: su questo terreno, Farage è molto forte, quasi invincibile, e conservatori e laburisti sono condannati a inseguire e annaspare. Tim Bale racconta che, guardando le rilevazioni sugli elettori, si scopre una cosa molto interessante: “Se chiedi a un inglese qual è la prima preoccupazione del suo paese, dice: l’immigrazione. Se gli chiedi qual è la sua prima preoccupazione, l’immigrazione scivola giù, in alto ci sono l’economia, il costo della vita, i prezzi delle case”. L’immigrazione è più un problema indotto dal dibattito che un’emergenza vera, insomma: “Dire che gli inglesi non hanno a cuore queste questioni – sottolinea Bale – è sbagliato, ci interessa sapere cosa vogliamo fare con l’Europa, ma tra le priorità c’è altro”. Eccola, la trappola: se i Tory parlano di temi su cui sono poco competitivi, perché hanno idee confuse o peggio ancora perché si scannano soltanto nel pronunciarli, la vita dell’Ukip è molto più facile. Jim Messina, stratega obamiano arruolato dai Tory in vista delle elezioni del maggio prossimo, continua a ripetere a ogni conservatore che gli capiti a tiro: concentrati sull’economia. Ma a questo punto è difficile cambiare soggetto, come spiega Bale: “Se non parli più di immigrazione o Europa sembra che non hai niente da dire, o peggio che non sai cosa fare; se ne parli, l’Ukip t’aspetta al varco gongolante”.

 

[**Video_box_2**]Rochester pare perduta, quindi. Ma per le elezioni del 7 maggio 2015, i Tory covano ancora molte speranze. Prima di tutto perché anche i laburisti prendono colpi dall’Ukip e per di più hanno un problema di leadership – Ed Miliband non piace, ma non c’è un sostituto valido, se lo dovranno tenere. In secondo luogo, l’economia è tornata a crescere a ritmi sostenuti e, anzi, secondo l’Institute of Economic Affairs, la forbice tra ricchi e poveri – il dramma della diseguaglianza – si è ridotta: dal 2007-’08 al 2012-’13, il coefficiente di Gini, che è lo strumento di misurazione della diseguaglianza più noto, è sceso dal 34,2 al 33,2, con buona pace dei Piketty e degli Occupy di tutto il mondo. Quanto basta per rinvigorire il già vigoroso cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, che guida il team della rielezione a Downing Street e che s’aggira trionfalmente in tutti gli incontri politici.

 

Da qualche giorno però, di ritorno dal G20, il premier Cameron ha assunto toni apocalittici: dice che la crisi non è finita, che se non si sta attenti si è risucchiati di nuovo nella spirale della destabilizzazione. Sa qualcosa che noi non sappiamo o sta maldestramente stropicciando il suo cavallo elettorale più forte? Tim Bale se la spiega così: “Manage expectations”. L’economia va bene, ma potrebbero esserci ancora contraccolpi, Cameron non vuole trovarsi a dover dire di essere stato troppo ottimista e quindi introduce una buona dose di catastrofismo, per poter poi, forse, festeggiare. Fa affidamento anche, e molto, sulla disciplina di partito: nonostante le tante fratture annunciate, i Tory appaiono uniti. Se soltanto sei mesi fa avessimo detto che i conservatori avrebbero perso due suppletive di fila e Cameron sarebbe stato ancora lì, nessuno ci avrebbe creduto.

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  • Paola Peduzzi
  • Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi