Stress test per rigoristi

La Bce compra zavorra dalle banche per favorire i prestiti. Berlino basita

Alberto Brambilla

La deflazione incombe e Draghi assolda il fondo BlackRock per contrastarla. Reazioni perplesse dalla Germania.

Roma. La Banca centrale europea comincia le grandi manovre per tentare di contrastare la deflazione che incombe sull’Eurozona, marcando ulteriormente le distanze dall’ortodossia di Berlino. Il progetto di Mario Draghi di comprare titoli derivati dagli istituti di credito, infatti, procede nonostante le critiche e le perplessità tedesche passate e odierne. Nei giorni scorsi la Bce ha assoldato la divisione di consulenza di BlackRock, il fondo di investimento più liquido del mondo, per studiare più in profondità l’acquisto di titoli cartolarizzati (Asset backed securities, Abs) dalle banche allo scopo di incentivare una ripresa del credito in Eurozona. E’ solo l’ultima iniziativa che va in questa direzione dopo uno studio congiunto di aprile con la Bank of England e le reiterate dichiarazioni di Draghi che vuole “andare velocemente avanti” sul dossier. La revisione al ribasso delle previsioni di crescita dell’Eurozona da parte delle organizzazioni internazionali e della stessa Bce (che prevede un pil all’1 per cento a fine anno) motivano l’urgenza di costruire un piano efficace, mentre la deflazione già tocca i paesi periferici dell’Eurozona. Gli analisti si aspettano che il tasso di inflazione nell’area euro scenderà dallo 0,4 per cento di luglio allo 0,3 di questo mese. Oggi verranno pubblicati i dati ufficiali ma già in Spagna e Belgio, oltre che in Grecia e Italia, i prezzi al consumo sono in calo. “L’azione della Bce è coerente vista la congiuntura”, dice Carlo Altomonte, docente dell’Università Bocconi e analista del think tank brussellese Bruegel, “ma bisogna ancora capire quali titoli andrà ad acquistare. Se saranno prestiti cartolarizzati delle piccole e medie imprese, più rischiosi dei titoli pubblici, allora si consentirà alle banche di alleggerire i bilanci potenziando così l’effetto dei prestiti condizionati che la Bce elargirà loro da settembre (il programma Tltro). Quindi, attraverso maggiore credito all’economia, ripartirebbero gli investimenti rilanciando la domanda. Un contrasto alla deflazione che però potrebbe non bastare”, aggiunge Altomonte che suggerisce, non il tanto invocato Quantitative easing, in stile Fed, ma l’acquisto dei mutui: “Avrebbe un effetto più incisivo”.

 

L’intervento sui mutui finora è stato escluso dalla Bce, che non vorrebbe incentivare l’insorgere di una bolla immobiliare, come accaduto in Gran Bretagna. Per di più la Bce si troverebbe a fare politica fiscale, col rischio di indispettire la Germania ancor più di ora. Il ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble, nei giorni scorsi ha detto che le dichiarazioni di Draghi a Jackson Hole su un allentamento del rigore in Europa sono “state interpretate troppo in una direzione”. Schäuble, nel suo ruolo di poliziotto cattivo, vigilante del rigore, è stato caustico in passato anche riguardo al piano di acquisto di Abs – “un aiuto mascherato agli stati”, euromediterranei s’intende – e adesso si vede superato dalle nuove iniziative di Draghi.

 

Ovviamente è difficile che il presidente della Bce si muova senza l’assenso, quantomeno ufficioso, della cancelliera Angela Merkel, l’azionista di riferimento dell’Eurotower. Tuttavia nel vedere aumentare la distanza di Draghi dalle posizioni rigoriste di Berlino alcuni commentatori tedeschi cominciano a chiedersi con malizia se la Germania conservi qualche capacità di influenzare le politiche della Bce, soprattutto quando promette con convinzione di sperimentare pratiche non convenzionali, cioè diverse dalla leva dei tassi, particolarmente avventurose. Ed ecco allora che Handelsbaltt con un articolo un po’ fuori dai soliti schemi si chiede: “Che fine ha fatto Herr Weidmann?”, il presidente della Bundesbank. Il principale quotidiano finanziario tedesco rimprovera a colui che era “considerato un lottatore solitario” e “uno dei guardiani del rigore” di non essere intervenuto a tamponare le uscite di Draghi dopo il simposio di Jackson Hole e gli ricorda la sua vis polemica di un tempo: quando ad esempio due anni fa definì una droga che dà dipendenza il finanziamento agli stati da parte di una Banca centrale. Il riferimento era al piano di acquisto di titoli pubblici, l’Omt, il cui solo annuncio servì a salvare l’euro dalla disgregazione tenendo a bada i mercati. La preoccupazione del quotidiano finanziario, e di altri media online, adesso si concentra sul “trapelare di nuovi dettagli” del piano di acquisto degli Abs, con l’aggravante di avere ingaggiato un fondo americano come BlackRock, guardato con sospetto. “Le operazioni che coinvolgono tali pacchetti di prestito sono molto controversi, in quanto quei titoli sono considerati come fattori scatenanti della crisi finanziaria 2007-2008” con l’attenuante difficile da negare che la Bce avrebbe intenzione di fare “acquisti mirati” per “dare sollievo alle banche commerciali che avrebbero spazio per nuovi prestiti”. L’idea di Draghi insomma dispiace, ma non è balzana. D’altronde anche l’economia tedesca sta rallentando e Berlino, dicono da tempo molti osservatori, dovrà decidere presto se mettere da parte o no la sua ortodossia.

 

 

 

 

  • Alberto Brambilla
  • Nato a Milano il 27 settembre 1985, ha iniziato a scrivere vent'anni dopo durante gli studi di Scienze politiche. Smettere è impensabile. Una parentesi di libri, arte e politica locale con i primi post online. Poi, la passione per l'economia e gli intrecci - non sempre scontati - con la società, al limite della "freak economy". Prima di diventare praticante al Foglio nell'autunno 2012, dopo una collaborazione durata due anni, ha lavorato con Class Cnbc, Il Riformista, l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) e il settimanale d'inchiesta L'Espresso. Ha vinto il premio giornalistico State Street Institutional Press Awards 2013 come giornalista dell'anno nella categoria "giovani talenti" con un'inchiesta sul Monte dei Paschi di Siena.