La sveglia dei numeri

Festa di attese ottimiste, critiche affilate e dati choc per Mario Draghi

Marco Valerio Lo Prete

I mercati già s’attendono una Bce più espansiva. Squilli scettici da Berlino. L’Ocse: sale la disoccupazione italiana.

Roma. Buon compleanno Mario Draghi, anche se quello di ieri non sarà stato il genetliaco più tranquillo che si ricordi per l’attuale presidente della Banca centrale europea, classe 1947. La riunione dell’Eurotower prevista per oggi, in tandem con l’allentarsi delle tensioni tra Russia e Ucraina, ha spinto all’insù le Borse europee. Gli operatori finanziari mondiali sondati da Reuters, poi, già dànno per acquisito, di qui a marzo, un intervento espansivo della Bce a sostegno dell’economia: il 75 per cento degli intervistati si attende l’avvio di acquisti di titoli cartolarizzati (Asset backed securities); il 40 per cento punta anche sull’acquisto di titoli di stato. Così si spiega, oltre che per la solida ripresa statunitense, il progressivo deprezzamento dell’euro rispetto al dollaro. Che, oltre ad aiutare in prospettiva gli esportatori europei, dovrebbe far lievitare i prezzi delle importazioni contrastando la tendenza disinflazionistica in corso. Paesi come Italia e Francia incrociano le dita pro futuro.

 

Da Draghi oggi ci si attendono dettagli sulle misure annunciate a giugno – i prestiti alle banche mirati all’economia reale (Tltro) partiranno a metà mese – e qualche risposta ai messaggi arrivati negli ultimi giorni dalla Germania, paese guida dell’Eurozona. Non c’è solo la telefonata infuocata (e smentita) con Angela Merkel. Per un ad di Commerzbank, Martin Blessing, che chiede a sorpresa l’introduzione degli Eurobond, c’è sempre il numero uno delle Sparkassen (casse di risparmio), Georg Fahrenschon, che invece accusa il banchiere italiano di faziosità anti rigorista. Ieri Sabine Lautenschläger, tedesca del comitato esecutivo della Bce, ha detto poi che le parole di Draghi a Jackson Hole (aperturiste su Qe e sostegno alla domanda) sono state interpretate in maniera “molto parziale”. Le riforme strutturali nei singoli paesi restano “lo strumento principale” contro la crisi. Qualche chilometro più a sud, mentre l’Ocse stimava per l’Italia un tasso di disoccupazione in salita al 12,9 per cento a fine anno, il governo Renzi annunciava il blocco degli stipendi statali anche per il prossimo anno. Non ci sono risorse sufficienti.  

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