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Overbooking

Memento Piazza Diaz

Antonio Gurrado

Ogni seconda domenica del mese, il rigore degli edifici fascisti della piazzza milanese viene allietato dal mercato dei vecchi libri. Che ci ricorda come qualsiasi libro si produca, o finisce al macero o viene svenduto

Luogo del mio cuore è piazza Diaz, la seconda domenica del mese, quando il rigore degli edifici fascisti viene allietato dal mercato dei vecchi libri. E’ una baraonda che fa da elisio e fossa comune: fianco a fianco si trovano il Candido illustrato da Henri Lemarié e le barzellette di Pierino va da Freud; un Melchiorre Gioia con la Dissertazione dell’ingiuria, dei danni e del risarcimento e la rivista “Combi Rosetta Calligaris”: di qui non si passa; il Furor mathematicus di Leonardo Sinisgalli e Quando spunta la luna a Walter Chiari, scritto da esso. Si va dai cinque euro per tre libri all’ordine della quarta cifra per le rarità. Abbonda la stampa comunista, sotto forma di samizdat o esortazione insurrezionale; meno di frequente ci si imbatte in qualche volumetto datato E. F. e solo i più abili, scartabellando, disseppelliscono la coincidentia oppositorum di un fascismo spiegato da Togliatti. Inevitabile è la presenza en masse della storia locale, incluso un Milano no: dizionario dei milanesi da buttare via di Gigi Moncalvo. Clientela per lo più maschile e agé, che si divide fra chi ostenta familiarità coi rivenditori (sempre gli stessi, nello stesso punto), chi li intrattiene discettando di ecdotica e chi accumula sotto l’ascella libri purchessia travolgendo qualsiasi ostacolo. Compreso me che m’interrogo su qual mai possa essere il target di un vetusto Manuale del calcestruzzo semplice e armato, del Giuoco meraviglioso: chi vince la Checca, de L’uso della galvanocaustica nell’interno della laringe, della faringe, della bocca, del naso e dell’orecchio che spero non capiti in mani sbagliate. Spicca in bell’evidenza il fumetto Pappagone al Festival di Sanremo, a denotare un certo occhio per l’attualità da parte del rivenditore; io mi accaparro più modestamente il Lautréamont e Sade di Maurice Blanchot (Dedalo, 1974, 276 pp., 10 euro su bancarella; online oscilla fra i 16 e i 20) e, rincasando per rimettermi al lavoro editoriale, rifletto che piazza Diaz ha lo stesso effetto di quelle chiese barocche ornate di scheletri ammonitori: serve a ricordare che, qualsiasi libro si produca, o finisce al macero o viene svenduto. Alla lunga è consolante, si scrive più leggeri.

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