Melvill

Francesco Musolino

La recensione del ibro di Rodrigo Fresán, Mondadori, 312 pp., 20 euro

Melvill di Rodrigo Fresán è la biografia inventata di Allan Melvill, padre di Herman Melville, un uomo sconfitto dalla vita e costretto a fuggire dai creditori, abbandonando di corsa New York per riparare ad Albany. Di lui non si sa quasi nulla, a parte un unico episodio: l’attraversamento a piedi del fiume Hudson ghiacciato per tornare a casa, il 10 dicembre 1831.

Proprio da qui inizia il romanzo di Fresán che ruota quasi ossessivamente intorno a questa vicenda. Diviso in tre parti (il romanzo è tradotto da Giulia Zavagna), la prima è centrata sulla figura di Allan, corredata da note a piè di pagina attribuite a Herman: il padre è agonizzante e il figlio dodicenne lo veglia ai piedi del letto, osservandolo legato con delle cinghie affinché non si faccia del male.

Nella seconda parte ecco la voce dello stesso Allan che rievoca la propria vita e i fallimenti occorsi, in un crescente Delirio Bianco. Si rivolge al figlio, parla di sé e dei sogni di gioventù, di un enigmatico Nico C., un uomo seducente e pericoloso da cui fuggirà per tornare in patria, sposarsi e avviare l’attività di commerciante. Ai successi iniziali seguirà una caduta rovinosa, una fuga con Herman verso Albany. Poi ancora un tentativo di risollevarsi e la fine, accelerata dalla decisione di attraversare a piedi l’Hudson ghiacciato per raggiungere casa. Sono pagine splendide, in cui alterna la prima e la terza persona, sospeso tra la riva della ragione e quella della demenza. 

Nella terza parte ecco Herman Melville, con quella “e” aggiunta al cognome dalla madre per cercare di mettere una distanza tra i figli e i debitori del padre, per dar loro una nuova identità.
Quella “e” che separa, scritta tra parentesi o con un carattere diverso, due uomini distinti che qui il figlio cerca di rendere parte di un tutto. Ritroviamo in queste pagine il mare e le imbarcazioni che devono avere necessariamente un nome, poiché le onde che si susseguono infinite non ne hanno uno. I fallimenti del padre diventano quelli del figlio che esce di scena dalla letteratura con il rammarico di non aver potuto avere accanto i suoi due figli, deceduti giovanissimi. Commovente e complesso, con una prosa densa e ricca, sino all’ultima riga, quell’ultima parola pronunciata durante l’Apocalisse, “Sea”. E in fondo non c’è il punto finale, perché i libri – lo sappiamo – non finiscono mai. 

     

Melvill
Rodrigo Fresán 
Mondadori, 312 pp., 20 euro

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