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Neofascismi

Claudio Vercelli
Edizioni del Capricorno, 184 pp., 16 euro

9 Gennaio 2019 alle 06:00

Neofascismi

Dal 1945 a oggi, la magmatica e turbolenta galassia che si richiama alla storia e all’ideologia del fascismo non ha mai cessato di risorgere, dividersi, disperdersi, ritrovarsi. Con il rigore dello studioso e didascalica chiarezza, Claudio Vercelli ne ricostruisce le molte fasi, indagando nel fitto sottobosco delle sigle e delle pubblicazioni, comprese le più sconosciute e semi-clandestine.
Alla caduta del regime, i fascisti “esuli in patria” devono subito misurarsi con il problema della legalità repubblicana. La Guerra fredda e l’impellente necessità di contrastare i comunisti determinano il prevalere della linea moderata e parlamentare, con la nascita del Movimento sociale italiano. Una scelta che certo non può appagare le correnti più schiettamente anti democratiche dei reduci di Salò. Fra le figure di maggior rilievo, spiccano in particolare Junio Valerio Borghese, il leggendario comandante della Decima flottiglia Mas, e il filosofo Julius Evola, i cui testi – ispirati a un forte spiritualismo – avranno un’importanza decisiva su un’intera generazione di “legionari”.
Per quindici anni, dal ’54 al ’69, il partito rimane sotto la guida di Arturo Michelini, mentre Rauti fonda il centro studi Ordine Nuovo, di ispirazione evoliana. Gli anni Sessanta fanno da incubatrice alla violenza, che esplode alla fine del decennio. Anche Almirante, che succede a Michelini, sembra privilegiare la scelta atlantica, l’anticomunismo, la borghesia della “maggioranza silenziosa”. Rauti rientra nel Msi, ma di nuovo si viene formando una frazione di destra più radicale. I giovani neofascisti guardano a Franco Freda, ad Adriano Tilgher che fonda Avanguardia nazionale, a Paolo Signorelli che dà vita a Terza Posizione. E’ la lunga stagione delle bombe, della violenza, della lotta armata. L’apice del terrorismo nero è rappresentato dallo “spontaneismo armato” dei Nar (Nuclei armati rivoluzionari) responsabili di ben trentatré omicidi in cinque anni. Poi la violenza si placa. “Ciò che restava della destra eversiva era un groviglio di personaggi malamente assortiti (…) una vera e propria palude”. Marco Tarchi ben rappresenta la Nuova destra, intellettuale ed eccentrica, caratterizzata dalla critica al liberalismo e all’americanismo, che si contrappone sia al parlamentarismo missino, sia allo spiritualismo tradizionalista evoliano: “Il binomio destra e modernità non era più letto in chiave di opposizione”. Oggi sono cambiate le sigle, ma la destra neofascista rinasce sempre dalle sue ceneri: Forza nuova e CasaPound sono le due aggregazioni maggiori, entrambe caratterizzate da omofobia e antisemitismo, fortemente connessi a una visione ossessiva della difesa razziale. Ora l’estrema destra “riveste i panni di un nuovo plebeismo e ambisce a rappresentare il territorio sociale dell’esclusione”. “La forza del radicalismo di destra – scrive Vercelli nelle conclusioni – è direttamente proporzionale alla crisi della democrazia sociale. Più indietreggia la seconda, maggiori sono gli spazi del primo”. 

 

NEOFASCISMI
Claudio Vercelli
Edizioni del Capricorno, 184 pp., 16 euro

Alessandro Litta Modignani

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