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Idealismo-realismo

di Max Scheler, La Scuola, 144 pp., 11 euro

18 Luglio 2018 alle 10:56

Idealismo-realismo

Quando un infarto lo stronca il 19 maggio 1928, a soli cinquantaquattro anni, Max Scheler ha da poco pubblicato l’opera Idealismo-realismo, l’ultima uscita mentre era in vita. L’aveva presentata come l’anticipazione di alcune parti di un testo ampio e importante intitolato Problemi della realtà, del quale, però, dopo la sua scomparsa non fu trovata traccia (qualcuno pensa che possa averlo smarrito la stessa casa editrice a cui era stato affidato e che proprio in quel periodo cambiò proprietà). Di qui la notevole rilevanza di Idealismo-realismo, che rappresenta una sorta di cerniera tra quanto Scheler aveva prodotto sino ad allora e ciò che aveva in animo di elaborare, e che viene preannunciato, seppur non molto nitidamente, proprio nell’opera del 1928.

 

Come avverte la curatrice Giuliana Mancuso nel bel saggio introduttivo, “Idealismo-realismo non è un testo facile”, ma offre un contributo assai significativo alla comprensione del dibattito filosofico che si stava svolgendo nella Germania del tempo e che, in sintesi, vedeva concezioni neokantiane e fenomenologiche contrapporsi al processo di crescente naturalizzazione della filosofia.
Tale processo tendeva a mettere l’oggetto investigato e il metodo di indagine della filosofia sullo stesso piano di quelli propri delle scienze empiriche: “Scheler – neokantiano sui generis in gioventù, poi convertito alla fenomenologia e divenutone uno dei più noti esponenti – partecipò accesamente a questa battaglia e Idealismo-realismo documenta la peculiarità della sua posizione all’interno del fronte ‘non naturalista’”.

 

Questa peculiarità emerge con chiarezza dal dialogo critico che, lungo le pagine del libro, l’autore intrattiene con Husserl, da cui si è ormai sensibilmente allontanato, con Dilthey e, soprattutto, con Heidegger, ai quali si sente invece più vicino. Per altro, non va dimenticato che il confronto fra idealismo e realismo attraversa tutta la storia della filosofia come una specie di conflitto tra due opzioni fondamentali che, nell’ambiente culturale della Germania della Repubblica di Weimar, aveva ripreso particolare vigore.
Come si è detto, all’interno di questo dibattito, Scheler si colloca in una posizione molto originale: egli si schiera dalla parte del realismo, ma lo fa in un modo che, come scrive la curatrice, lascia “insoddisfatti non solo gli idealisti che intendono l’essere come una costruzione del pensiero, ma anche i realisti che affermano l’indipendenza dell’essere dal pensiero”. Altrove, Max Scheler definisce tale sua posizione con l’espressione “realismo volontativo” e ritiene che essa possa rappresentare una valida alternativa sia all’idealismo della coscienza sia al realismo critico, entrambi fondati sul primato del cogito cartesiano. 

 

IDEALISMO-REALISMO
Max Scheler
La Scuola, 144 pp., 11 euro

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