recensioni foglianti

Showboat. La vita di Kobe Bryant

Roland Lazenby
66thand2nd, 745 pp., 25 euro

Quando era piccolo, Kobe Bean Bryant, trascorreva le sue giornate correndo per casa con un pallone tra le mani: “Nonno, nonno, voglio diventare un giocatore di basket”. Big Joe, che sperava che suo nipote diventasse medico, gli rispondeva ogni volta: “Ci si stanca un sacco, e poi si suda a giocare a pallacanestro”. “Nonno, è così che devono essere i giocatori, stanchi e sudati”. Dopo aver raccontato la vita di Michael Jordan e la sua attitudine al volo, il giornalista e scrittore statunitense Roland Lazenby si è dedicato alla biografia di un altro campione. Showboat, tradotto in italiano da Giulia Vianello è la storia della vita, delle cadute e dei miracoli di Kobe Bryant. Per diventare campioni bisogna essere ostinati, affamati, maniaci. Bisogna essere arroganti, continuare a credere in se stessi anche se si è gli unici a farlo. Suo papà Joe Bryant ex giocatore Nba, sapeva che per arrivare lontano, la fiducia di suo figlio non avrebbe mai dovuto vacillare. Kobe da piccolo pensava al basket giorno e notte, quando non aveva nessun altro con cui allenarsi giocava contro la sua stessa ombra. E’ così che si vincono due ori olimpici e cinque campionati Nba, tutti con la stessa maglia, i Lakers. E’ così che si diventa il più giovane giocatore della storia a disputare gli All Star Game. Chi era costretto ad affrontarlo sapeva che in campo Bryant sembrava voler strappare il cuore ai suoi avversari. “Cercava sempre di migliorare, al punto da escludere dalla propria vita tutto e tutti. Giocava ogni partita come se fosse l’ultima, ogni allenamento come se fosse l’ultimo. La sua volontà superava quella di chiunque altro”. Nel 1996, a soli diciott’anni, Kobe Bryant, alto 1 metro e 98 entra a fare parte del mondo dei professionisti. Per entrare a fare parte della Nba, il cestista rinuncia a frequentare il college. Una scelta consapevole, in quello stesso anno il suo idolo Magic Johnson era tornato a giocare, deciso a riaccendere la storica e spettacolare rivalità con Jordan. Il futuro del basket mondiale non vede l’ora di poterli sfidare sotto canestro. Bryant si presenta al mondo così: “Proverò ad arrivare sulla luna o tra le stelle. E se invece cadrò da un precipizio, così sia”. Il libro racconta l’infanzia e i successi del campione che aveva deciso di autosoprannominarsi Black Mamba, il serpente velenoso che uccide tutto ciò che tocca. Ma racconta anche le cadute, il processo e le accuse per stupro, l’autodistruzione, quanto può toccare il fondo un uomo che per tutta la vita si è fidato di se stesso e di nessun altro. “Quando sei un professionista passi semplicemente da un istante a quello successivo. Non ti puoi permettere di pensare al dolore che hai dovuto provare in precedenza”. Kobe Bryant era fortissimo, la promessa d’America, un egoista, un viziato, un giocatore che non pensava alla squadra ma tirava qualsiasi cosa gli capitasse tra le mani. All’inizio della carriera, il numero 8 dei Lakers veniva lasciato molto spesso in panchina. Un’esperienza nuova, frustrante e formativa. Gli ha insegnato la pazienza. Kobe Bryant è stato l’unico giocatore dell’Nba ad aver raggiunto il tetto dei 30 mila punti e dei seimila assist. Nel 2016, a 38 anni, con le gambe usurate dallo stress agonistico e dai chilometri percorsi Black Mamba si è ritirato. “Adesso la sfida diventa quella di realizzare qualcosa che la maggior parte delle persone ritiene che noi atleti non siamo in grado di fare, ritirarsi e raggiungere la grandezza in un altro settore”.

 

SHOWBOAT. LA VITA DI KOBE BRYANT
Roland Lazenby
66thand2nd, 745 pp., 25 euro

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