La custode del silenzio

Antonella Lumini e Paolo Rodari, Einaudi, 118 pp., 15 euro

La custode del silenzio

Rinunciare a se stessi e mettersi in ascolto del silenzio, che parla e ha molto da dire, nonostante ciò che si possa pensare. Antonella Lumini l’ha fatto, da più di trentacinque anni. Eppure, la sua era la vita d’una ragazza comune: aveva terminato da poco l’università, frequentava ambienti intellettuali che almeno apparentemente riempivano le giornate e davano quel senso d’appagamento che superficialmente non è infrequente. Poi, la scoperta del silenzio e tutto cambia. “Fu una liberazione”, scrive Rodari che tra una tisana e l’altra gustata nella cucina della casa fiorentina della sua interlocutrice è riuscito a esplorare (e a trasmettere pienamente al lettore) il senso profondo del percorso – mai finito e non privo di ostacoli e spigolature – intrapreso da Antonella. Guai a chiamarla eremita, comunque, anche perché nel mondo ci vive, se non altro per il lavoro alla Biblioteca nazionale di Firenze: “Non amo troppo definirmi tale. Non mi piacciono le etichette. Sembrano fatte apposta per omologare le persone, come se tutto dovesse rientrare in canoni prestabiliti”. Come definirsi, dunque? Semplice: “Sono una donna che a un certo punto della vita ha scoperto il silenzio. E’ stato un richiamo irresistibile”. Nulla di più e poi – cosa che Lumini più volte rimarca nelle pagine del libro, anche implicitamente – non è stata la prima e non sarà l’ultima, quasi a sottolineare che di silenzio non solo c’è bisogno nella nostra società rumorosa e frenetica, ma che tanti sono disposti a lasciare il mondo per farsi pervadere da ciò che il silenzio vuole dirci. “Il problema non è trovare una connotazione, bensì denudarsi, spogliarsi da ogni identificazione. Attraversare il vuoto. E’ tutta un’altra cosa. Desidero il nascondimento. Mi sento come un canale vuoto in cui scorre la luce, ma anche la tenebra”. In fin dei conti, “sono una semplice battezzata, tutt’al più una custode del silenzio”. Il libro non è un manuale, è breve e per questo assai efficace. E’ la rappresentazione di un cammino, fatto anche di disagio e sofferenza, di domande e ricerca costante: ci sono le prime esperienze, le uscite fuori città, prima fra tutte Cerbaiolo, eremo arroccato in cima a una montagna. Poi, la scoperta che il silenzio lo si può trovare anche in casa, basta una stanza poco adorna dove si possa pensare. E’ la pustinia, incipit del libro e filo conduttore. In russo, pustinia è il deserto, “ma per un russo indica molto più che un semplice luogo geografico. Un luogo esteriore che aiuta a discendere nel silenzio interiore”.

LA CUSTODE DEL SILENZIO
Antonella Lumini e Paolo Rodari
Einaudi, 118 pp., 15 euro

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