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dalla sala al piccolo schermo

Al Superbowl fa capolino The Adventures of Cliff Booth “scartato” da Tarantino

Mariarosa Mancuso

Come si è visto nel trailer mostrato durante la seguitissima finale del football americano, nella serie diretta da David Fincher ci sarà Brad Pitt, ma non DiCaprio. Nel frattempo il regista di “Pulp Fiction” pensa al suo decimo e (dice lui) ultimo film

Quentin Tarantino da tempo vive a Tel Aviv con la moglie israeliana Danielle Pick. Si fa fotografare con i soldati dell’Idf e pensa al suo decimo – e ultimo, secondo le sue intenzioni – film. Prima di tornare sul set aspetta che i figli abbiano l’età per accompagnarlo. Vuole che i rampolli – il maggiore ha sei anni – sappiano distinguere la finzione dalla realtà. Tenero pensiero di padre nato nel 1963 totalmente analogico, che ha imparato la storia del cinema lavorando in un videonoleggio.

Non sappiamo come vengono educati i figli suoi e di Danielle Pick. Sarà difficile però tenerli lontani dalla realtà digitale e dall’AI, ultimo e potentissimo strumento di confusione in materia. Per rimanere nel mondo, al Superbowl – seguitissima finale del football americano, con spazi pubblicitari assai costosi – Netflix ha mostrato in anteprima assoluta il trailer di “The Adventures of Cliff Booth”. Vale a dire, lo stuntman interpretato da Brad Pitt – lo abbiamo conosciuto nel film (e nel romanzo con lo stesso titolo, entrambi firmati Quentin Tarantino) “C’era una volta… a Hollywood”.

                              

 

Dovete sapere che per il pubblico generalista – e non sempre adulto – del Superbowl, agli attori che dicono parolacce è cancellata la bocca con un visibile graffio sulla pellicola. Punizione per il gran numero di “fuck” pronunciati, restano solo scambi educati – ogni epoca ha la sua versione di “lavati la bocca con il sapone”. C’è Brad Pitt ma non c’è Leonardo DiCaprio – alla fine del trailer vediamo Brad mettere sullo scaffale l’Oscar come miglior attore non protagonista ricevuto per “C’era una volta… a Hollywood” (al compare DiCaprio nulla è toccato, forse per questo non ha voglia di ripetere l’esperienza). 

Si parlava di un cameo, per ricostituire la coppia almeno per un po’, ma è sfumato, in questo seguito da tempo annunciato con la regia di Quentin Tarantino. Poi il regista ha deciso di passare la mano, affidando la regia di “The Adventures of Cliff Booth” al fido David Fincher. Nessuno dei veri fan ha fiatato. Invece gli improvvisati filologi che si dilettano su internet hanno parlato di tradimento, per il passaggio a Netflix e per il cedimento al “franchise” (si comincia con un seguito, e poi si teme l’arrivo di “Pulp fiction all’ospizio”, è gente che ragiona così). 

Non importa se a dire “Dieci e non più dieci”, parlando dei film da fare nella sua carriera, era stato Tarantino medesimo. Che ha cominciato con il botto, era il 1992.  Con “Reservoir Dog”, titolo italiano “Le iene”, che Tarantino voleva girare in 16 mm con 30 mila dollari messi a disposizione dal produttore Lawrence Bender. Costui stava facendo un corso di recitazione, portò il copione a Harvey Keitel. Il budget lievitò fino a un milione e duecentomila dollari.

Poi arrivò “Pulp Fiction”, che a Cannes nel 1994 vinse la Palma d’oro. E agli Oscar la statuetta per la migliore sceneggiatura originale, scritta assieme a Roger Avary. Nel timore di girare film mediocri, Quentin Tarantino ha deciso di arrivare fino a dieci titoli. E poi smettere. Detesta le carriere prolungate fuori tempo massimo.