Sanremo, la grande restaurazione di veline e vallette

Simonetta Sciandivasci

Due sere di share da record sono bastate a rimuovere ogni dissimulazione del maschilismo e Amadeus s'è comportato come se corresse l'anno 1954

Prima la memoria. Oggi un anno fa, a Sanremo, Ornella "Inarrivabile" Vanoni disse a Virginia Raffaele: “Recedi, stai zitta”. La ragazza aveva esagerato, nell’imitare la Somma aveva fatto di Lei una macchietta, la caricatura di una rimbambita mitomane alcolizzata di quelle che incontri al Centro d’igiene mentale alle sette e mezza del mattino, già ben truccate e ubriache. Esistono compagne che sbagliano e passi indietro che servono.

 

Quest’anno il festival omaggia la donna lavoratrice che soffre a star lontana da casa, diciamo una Christiane Amanpour che se tornasse indietro se ne starebbe a casa a fare Donna Reed, pertanto a Ornella Vanoni, che ieri sera ha cantato “La voce del silenzio” con Alberto Urso, fuor di canzone, ha dato il microfono per non più di sette secondi, il tempo di un convenevole. I responsabili di questa lesa maestà verranno puniti laddove esistono la giustizia e la conseguenzialità, che nel nostro mondo sono inapplicabili utopie.

 

 

Avrete senza dubbio notato che il boicottaggio del festival indetto dagli hashtag di categoria (#smashpatriarchy, #stoppatriarchy, #iohoundottorato and so on) ha funzionato come la campagna elettorale di Salvini in Emilia-Romagna, ed evitiamo l’analisi della sconfitta (annunciata) per rispetto ai caduti (alle cadute?). Stessimo dalla parte delle censuranti, studieremmo con molta attenzione il fatto che l’invito a non guardare Sanremo è stato recapitato agli italiani anche da Salvini, e quindi Salvini più femministe tardive hanno qualcosa di cui parlare, qualcosa da dirsi, qualcosa che, insieme, possono ottenere, foss’anche un paradosso.

   

Le percentuali di share di Rai 1 sono impressionanti, oltre il 53 per cento degli ascolti, persino oltre la soglia del consenso entusiasta, quello che noi, che siamo un po’ di gusti difficili, non sfioreremmo neanche a cena con Bradley Cooper (beh, oddio, è anche vero che in certe situazioni di pericolo ci si deve pur sempre trovare, mandateci Bradley e vi faremo sapere).

  

Se stiamo ragionando sulla risposta del pubblico c’è solamente un motivo: ieri sera i buoni propositi del contenimento del sessismo sono andati a farsi benedire in modo così plateale che non può essere stato un caso, dev’essere necessariamente accaduto che gli autori si siano detti ehilà, ma se agli italiani il festival degli anni Cinquanta travestiti piace così tanto, allora buttiamo giù la maschera, mostriamo il nostro vero volto, lasciamo che i revisionisti del divorzio prendano i pieni poteri.

 

E infatti in sole (si fa per dire) cinque ore di diretta abbiamo assistito a restaurazione e ripristino delle antiche categorie: valletta depensante; matrimonio d’interesse; velina governativa.

  

 

Amadeus ha finalmente liberato l’uomo medio che si porta dentro, e ha fatto il cascamorto laido per tutta la sera con Giorgina Rodriguez in Ronaldo, una che dovremmo querelare perché ci ha mandato all’aria tutto il lavoro; noi qua da anni a brigare e combattere per far capire al maschio che non esistono più le femmine mute e accondiscendenti e allegre e rilassate senza motivo che non sia quella dorata disoccupazione che si chiama mantenimento, e invece poi lei sale sul palco e fa la comprimaria di un pirla senza cervello ferire e cosa insegna ai nostri uomini? Insegna che un marito, purché miliardario, può ancora guardare sua moglie come ieri Cristiano Ronaldo guardava lei, e cioè con un “da domani vai a vivere in garage” scritto negli occhi, e quella smorfia che facciamo anche noi quando andiamo a trovare un’amica che ha appena partorito e quella, credendo di farci felici, ci propone di cambiare il pannolino alla sua progenie. Ma magari l’intento della Rai era una subliminale induzione a non sposarsi mai, mai e poi mai, neanche per danaro, perché guardate poi come si finisce, a dividere il letto e le bollette con uno che mentre balli il tango in galassiavisione ti guarda come se stessi giocando a golf, e se alla fine della performance vai a baciarlo, quello ti serve uno stampo da prete che ti ha appena dato l’estrema unzione mentre tu giaci agonizzante in un letto di febbre malarica che hai contratto in un paese esotico, durante le tue vacanze naturalmente separate.

 

E allora prendiamo questo “Scene da un matrimonio in casa CR7” per quello che ha gli estremi per essere, e cioè un “non azzardatevi a sposarvi” neanche se pagate, soprattutto se pagate, ma non vedete questi come sono ridotti, molto peggio di quei due là di Bergman, che almeno per guardarsi con tanto schifo dopo aver scopato per terra avevano un motivo, avevano mangiato tramezzini svedesi. Resistere in coppia non serve a niente, desistere dalla coppia può servire a tutto. 

 

Grazie, Rai, stavolta il passo avanti l’hai fatto tu, forse pure troppo, sai, noialtre anche se la musica è finita vorremmo ancora per un altro po’ provare a non buttare via così la speranza di una vita d’amore (a proposito, grazie per l’unico duetto strepitoso della serata delle cover, tutte disastrose: Irene Grandi e Bobo Rondelli in “La musica è finita” sono stati lo spot per la demografia che il ministero delle cicogne non arriverà mai e poi mai a realizzare, neanche per sbaglio).

 

Menzione d’onore alla valletta albanese Alketa Vejsiu, che nonostante sia stata evidentemente sottoposta a una cura Ludovico per indurla a credere che gli italiani sono stati brava gente sempre e dovunque, soprattutto in Albania, è riuscita a farci venire nostalgia per quando eravamo un paese che scriveva e cantava che con 24 mila baci felici corrono le ore. Ad avercene avuti anche solo 24, ieri sera, di baci, le 5 ore di diretta le avremmo bevute come una bottiglia di Pecorino. E invece no, niente, ci è pesato un pochino persino Benigni, con tutto quel dire di sesso biblico e metafore di daini e Cantico dei Cantici e amore femminile, e santo cielo, per carità, qualcuno gli dica che quaggiù c’è un mondo in recessione sessuale e se caso mai una femmina si avvicina a un maschio per dimostrargli il suo interesse, quello là prima le dice che sta esagerando, poi le consiglia di andare in psicoterapia per capire cosa vuole davvero, poi chiama sua madre e poi un taxi.

 

 

Perché, come dimostra perfettamente Sanremo, una cosa che a una donna ancora non è dato osare è fare un passo avanti verso un uomo senza che la cosa non abbia lo stesso costo umano che ha avuto sentire ieri le Vibrazioni cantare “Un’emozione da poco” (quanto ancora ve lo dobbiamo dire che le canzoni delle donne le possono cantare solo le donne? Dobbiamo fare un #metoo anche per questo?).

 

Per finire. Ci è stato chiesto di capire a chi assomiglia Giorgina in CR7. Ragazze, ma è così semplice: a un incubo. O, se preferite, a Kim Kardashian che cade dalle scale, cosa tuttavia impossibile, poiché ella vola e quindi torniamo all’incubo.

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