Governo Ricchi&Poveri

Saverio Raimondo

Ora Amadeus si comporta come Zingaretti: sogna un secondo mandato e spera in uno stallo sanremese

Dopo che anche gli ascolti della seconda serata hanno decretato il grande successo di questo Festival di Sanremo, Amadeus è raggiante. Ora si comporta come Zingaretti: dice che dopo la finale scioglie il Festival e fonda un soggetto nuovo, plurale, dove cantano tutti, non solo i cantanti. Dice Amadeus che ora il governo Conte deve governare, che lui è stato leale, che Fiorello è un amico, non come Renzi.

 

Ma in privato, con i suoi, Amadeus non nasconde le sue preoccupazioni. Sa di giocarsi il secondo mandato sabato sera, alla proclamazione del vincitore: è lì che è caduto Baglioni l’anno scorso. “Non voglio un altro caso Mahmood”, confida il conduttore a Peppe Vessicchio. Amadeus spera in un sostanziale pareggio, uno stallo alla sanremese; a quel punto, fatte le consultazioni e visto che non ci sarebbero convergenze fra Rita Pavone, Achille Lauro ed Elettra Lamborghini, a quel punto il regolamento darebbe mani libere al direttore artistico per un vincitore tecnico. E Amadeus ha già un nome, anzi quattro: i Ricchi&Poveri. Dopo il successo dell’altra sera, sa che hanno un consenso trasversale nel paese, che va dall’Ariston e arriva fino in sala stampa. A quel punto, il podio sarebbe: la Brunetta al primo posto, il Baffo secondo, quell’altro al terzo posto e la bionda fuori dalle palle un’altra volta.

 

Intanto ieri, dopo avere minacciato forfait, Morgan è salito a cantare come da scaletta; ma ha detto che scenderà in piazza con Di Maio il 15 febbraio contro il governo.

 

Stasera invece, in quota revival, suonerà il Gruppo Misto: celebre complesso rock formato da Riccardo Fogli fuoriuscito dai Pooh, Tommaso Paradiso fuoriuscito dai The Giornalisti, e due ex Movimento 5 stelle. Ma soprattutto, ieri sera si è esibito Roberto Benigni: che ha detto? Che ha fatto? Vi basti sapere che se stamattina il pubblico del Festival, provatissimo e privato del sonno dopo le prime serate, era ancora vivo e con le gonadi inesplose, vuol dire che Benigni non ha letto la “Divina Commedia” di Dante.

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